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Grumo Nevano (Napoli) Abitanti 18.883 - 9.308 maschi 9.575 donne. Supeficie 2,92 Kmq - Urbanizzata 1,70 Kmq Altitudine 52 mt

NUOVA GIUNTA COMUNALE: MALCONTENTO IN TUTTA LA CITTA' PER LE SCELTE EFFETTUATE. EMERGE UN GROSSO PROBLEMA IN VIA DI VERIFICA
UFFICIO TECNICO: TENSIONE TRA ALCUNI CONSIGLIERI DELLA MAGGIORANZA PER L'ANNUNCIATO RIASSETTO DEI DIPENDENTI. IL PDL DICE NO E DIFENDE LE POLITICHE "FAMILIARI" A SCAPITO DELLA FUNZIONALITA' DELL'UFFICIO.

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VIA DANTE AREA PIP

 
 
 

DISTRETTO & PIP

15 milioni di metri cubi di cemento su 60mila metri quadrati di terreno per un business per pochi intimi! Abbiamo “ceduto” a Frattamaggiore perfino una parte di una stradina di campagna.

 

La vocazione tessile – calzaturiera per la quale nasce il distretto industriale Grumo Nevano-Aversa, sia negli investimenti che negli insediamenti, pare sia diventata una pura e semplice formalità dialettica. Basta guardare l’area PIP che sta per nascere in via Dante. Su 34 lotti da assegnare, soltanto 10 sono riservati ad aziende che trattano il tessile o la calzatura e tra queste solo 4 sono di Grumo Nevano. Gli altri 24 lotti saranno assegnati ad aziende che operano in svariati settori che nulla hanno a che spartire con la vocazione dialettica. Si va dalla trasformazione di prodotti agricoli e alimentari, alle lavorazioni meccaniche, del legno, del ferro, dei casalinghi, arredi e articoli da regalo. Qualcuno parla anche di strutture mediche specialistiche. Saranno edificati 15 milioni di metri cubi di cemento su 60mila metri quadrati di terreno per attività che in sostanza dovrebbero mutare il distretto industriale da tessile-calzaturiero a commercio e artigianato. Per Frattamaggiore una grande occasione di investimento per 30 imprenditori “fortunati”. Per Grumo Nevano invece un business per pochi intimi e un danno ambientale incalcolabile: abbiamo “ceduto” a Frattamaggiore perfino una parte di una stradina di campagna posta al prolungamento di via Dante su cui assisteremo ad un continuo traffico di TIR e autosnodati!!

 
Proseguono i lavori per la costruzione dei capannoni. Queste forse saranno le ultime immagini di una zona agricola che a breve sarà totalmente cementificata.
 
ULTIM'ORA assegnazioni prorogate

GRUMO SPETTATORE PASSIVO

Assegnati 25 lotti dell'area PIP, Frattamaggiore esulta
14-07-2006 fonte Denaro.it
Insediamenti produttivi: il Comune assegna le aree

Si cedono aree destinate ad insediamenti di attività produttive a Frattamaggiore. Con la scadenza del bando pubblico, avvenuto alcuni giorni fa, il Comune frattese si appresta ad assegnare 25 lotti dell’area Pip, contrassegnati dai numeri che vanno da 10 a 34.
I suoli verranno ceduti in diritto di proprietà “alle aziende di produzione di beni e servizi connessi alla produzione di detti beni — recita l’avviso pubblico — con la prevalenza, fino ad un massimo del 50 per cento dei suoli disponibili, di quelle operanti nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli e alimentari, delle lavorazioni meccaniche, della lavorazione del ferro e del legno e della produzione di arredi e casalinghi, e di quelle che operano nei settori dei servizi a queste produzioni connessi ed in misura minore, e quindi per la restante parte del suolo, a tutte le altre aziende”. Più volte il sindaco Francesco Russo ha ribadito l’importanza del Pip per il rilancio economico e sociale della città. L’area ha una superficie di 160mila metri quadrati all’interno del Quinto Distretto industriale Grumo Nevano-Aversa, dove è già stato realizzato un Centro servizi per le imprese. Nell’area Pip sono in corso le opere infrastrutturali primarie. Sui 35 lotti previsti, 10 sono riservati al settore tessile-abbigliamento e calzaturiero. Per i restanti 25 suoli, il Comune ha ricevuto, nei mesi scorsi, 146 manifestazioni di interesse da parte, soprattutto di imprese frattesi agroalimentari, manifatturiere e di altri settori. “I Pip — dice il sindaco — rappresentano una svolta per l’economia di Frattamaggiore e una sorta di riscatto per gli imprenditori locali, spesso obbligati ad investire altrove”. Gli assegnatari delle aree dovranno sistemare a verde l’area scoperta del lotto per almeno il 50 percento della superficie libera. “Per ogni lotto — spiegano dal Comune di Frattamaggiore — è consentita la realizzazione di una sola unità abitativa strettamente necessaria per l’alloggio del custode, indipendentemente dal numero di opifici presenti sul lotto. I progetti esecutivi dei singoli fabbricati dovranno essere omogenei ed uniformi per sagoma, profilo, posizione, composizione e tipologia edilizia. E’ consentito il frazionamento dei capannoni per ospitare più attività produttive tra loro compatibili, mentre non è consentito costruire edifici in aderenza all’interno dei lotti così come individuati nella planimetria”. Le domande pervenute al Comune saranno valutate in base ad alcuni criteri: incremento occupazionale, delocalizzazione dall’area residenziale del Comune di Frattamaggiore, requisiti industriali ed ambientali. La graduatoria provvisoria sarà affissa all’Albo Pretorio del Comune.

 

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PIP FRATTA, ULTIMO ATTO

Frattammaggiore approva il secondo bando. A Grumo Nevano spariti ambientalisti, verdi, giunta comunale e maggioranza

L'altra sera il Consiglio Comunale di Frattamaggiore ha approvato l'ultimo bando per assegnare i lotti di terreno. Dichiarazioni trionfalistiche e legittime da parte del sindaco di Frattamaggiore impegnato a difendere la propria città, gli elettori e gli imprenditori frattesi, mentre Grumo Nevano subisce passivamente a questa colata di cemento armato che sta per abbattersi sulla città, sull'unico polmone verde rimasto, senza nessuna seria e valida opposizione, ma soltanto sterili dibattiti e inutili incontri bipartisan che hanno generato solo promesse da venire. Sono spariti tutti, specialmente i movimenti e le associazioni ambientaliste e questo è molto grave. La giunta Di Lorenzo e la maggioranza sono  politicamente i principali colpevoli di tutto ciò. Un immobilismo servito a  poche persone che devono fare qualche investimento sul posto, in quella via Dante che ormai possiamo rinominare viale del Cemento o del Tramonto e prendere ad esempio come declino della città.

Cronache di Napoli 26.05.2006

PIP GRUMO-FRATTA

rassegna stampa del 20.04.2006

                     

La clamorosa e ambigua posizione del sindaco, di Italia dei Valori e degli alleati, a partire dai Verdi. Tutti stanno avallando un disastro ambientale in via Dante

Ritengo che l’articolo dal titolo: “P.I.P. di Frattamaggiore, la posizione di Italia dei Valori”, pubblicato a pagina 10 di CittàMetropolitana, Anno I numero 4 del 6 aprile 2006, firmato da Giuseppe Ratto del Coordinamento politico frattese di IdV, offre a noi grumesi numerosi spunti di riflessione circa la posizione ancora una volta politicamente ambigua del sindaco di Grumo Nevano e di tutti gli appartenenti al partito di Di Pietro che ricoprono ruoli istituzionali nella nostra città.

L’articolo pubblicato su CittàMetropolitana (periodico notoriamente dipietrista) chiarisce in maniera inequivocabile la posizione di IdV sul P.I.P. di Frattamaggiore, e specificatamente sui seguenti punti:

  1. Vietare preferenze settoriali

  2. Massimizzare i lotti da frazionare

  3. Favorire le imprese effettivamente operanti a Frattamaggiore

  4. Centro servizi

Analizzando nel dettaglio i quattro punti e possibile trarre alcune semplici conclusioni.

 

1° Punto: Vietare preferenze settoriali

IdV ritiene che nell’assegnazione dei lotti non debbano essere privilegiati alcuni settori produttivi a danno di altri. Nello specifico IdV ritiene non applicabile l’ipotesi tanto sbandierata “da qualche autorevole cittadino grumese” di attribuire il 75% dei lotti ad un settore specifico, quale per esempio il “tessile ed il calzaturiero”.

IdV non vuole che il PIP di Frattamaggiore diventi un comparto industriale esclusivamente tessile e calzaturiero, bensì in esso potrà trovare collocazione una qualsiasi industria, la quale potrà tranquillamente attivare a pochi metri dal centro urbano di Grumo Nevano, un qualsiasi ciclo produttivo industriale, anche se di natura fortemente inquinante, e magari utilizzare la nostra via Dante per il trasporto dei suoi prodotti.

A questo punto sorge spontanea una domanda:

  • Ma questa posizione di IdV non è  l’esatta negazione delle promesse del nostro sindaco Di Lorenzo?, …. Non doveva realizzarsi in quell’area un comporto tessile e calzaturiero?, …. Non doveva realizzarsi in via Dante una scuola di formazione per i giovani che dovevano trovare agevolmente lavoro in quel comparto?

E’ di tutta evidenza che le promesse del sindaco dott. Angelo Di Lorenzo erano finalizzate solo a mantenere un potere elettorale che per fortuna adesso ha perso, ma non erano certamente mirate a realizzare vere e concrete opportunità di sviluppo per la nostra città.

 

2° Punto: Massimizzare i lotti da frazionare

La “massimizzazione dei lotti da frazionare” è una specialità di un certo tipo di imprenditori che oggi vengono denominati immobiliaristi, e che ieri venivano chiamati più semplicemente speculatori edilizi.

Secondo IdV è necessario, non solo agevolare la nascita su quell’area di industrie di ogni tipo e specie, ma è indispensabile frazionare quella stessa area in modo da farci entrare quante più industrie è possibile. In pratica IdV sta operando politicamente affinché il P.I.P. di Frattamaggiore produca il massimo impatto ambientale, con effetti che saranno devastanti per le già precarie condizioni di vivibilità del centro urbano di Grumo Nevano.

Su questo argomento sarebbe interessante conoscere la posizione dei Verdi, grumesi e frattesi, che tanto si sono impegnati per sostenere la candidata al Senato di Laura D’Attardi, consigliere comunale di Grumo Nevano, rappresentante istituzionale dei Verdi ed alleata con IdV nel governo cittadino.

Mi chiedo:

  • Ma la D’Attardi, .. cosa ha detto ai suoi elettori grumesi?, …. votate per i verdi, …. noi con Pecoraro Scanio non faremo fare la TAV, …. ma vi intossicheremo con il P.I.P. di Frattamaggiore.

 

3° Punto: Favorire le imprese effettivamente operanti a Frattamaggiore

Questo è il punto certamente più interessante.

IdV dice espressamente nell’articolo che devono essere favorite le industrie che effettivamente hanno la sede operativa in Frattamaggiore, non basta avere la sede legale ed amministrativa; inoltre con il P.I.P. dovranno essere delocalizzate tutte le attività produttive presenti nel centro urbano, …. di Frattamaggiore ovviamente.

Come volevasi dimostrare, il nostro sindaco Di Lorenzo non ha fatto niente per garantire una presenza dei nostri imprenditori tessili e calzaturieri nel P.I.P. frattese; non ha fatto niente da sindaco, non ha fatto niente da consigliere provinciale, non ha fatto niente da esponente di spicco della Margherita, …. e ancora nulla farà come esponente di IdV, visto che il partito di Di Pietro se ne strafrega degli interessi ambientali, urbanistici ed imprenditoriali del territorio grumese.

 

4° Punto: Centro servizi

IdV nell’articolo si lamenta del fatto che si parla poco del centro servizi, a tal proposito ritengo doveroso rassicurare i vertici locali, regionali e nazionali del partito dell’Italia dei Valori, dicendo che non è affatto necessario parlare troppo del centro servizi, ….. tanto tutti i grumesi, tranne 739, hanno capito bene che gli hanno fatto proprio…. un bel servizio”.

In vista del Consiglio Comunale di stasera ripubblichiamo la relazione dettagliata del Presidente di Alleanza Nazionale di Grumo Nevano in merito alla questione PIP e crisi imprenditoriale locale.

Per chi volesse i dettagli cartacei ho raccolto gli atti e gli articoli dei quotidiani dell’epoca.

MORTE DELL'IMPRENDITORIA LOCALE: UNICO IMPUTATO ANGELO DI LORENZO

di Giuseppe Landolfo

 

Per cercare di capire come e perché, oggi ci ritroviamo addosso una inutile colata di cemento che servira’ soltanto a pochi intimi, in una situazione drammatica sotto tutti gli aspetti che interessa quella esigua forza produttiva locale che riesce ancora a tenersi a galla tra mille difficoltà, bisogna fare alcuni passi indietro e leggere alcuni passaggi fondamentali che hanno determinato la scomparsa dell’unica fonte di reddito locale: l’artigianato tessile-calzaturiero.

La triste storia è iniziata nel 1996, (la chiamo triste perché visto l’epilogo, non può essere definita altrimenti), con la prima vera protesta di un certo rilievo organizzata dagli imprenditori grumesi che scesero in piazza contro la totale immobilità dell’allora sindaco Angelo Di Lorenzo.

Gli imprenditori, da anni lamentavano la mancanza assoluta di progetti mirati a sollevare le sorti delle loro attività produttive, in primo luogo questa sognata area da destinare alle strutture primarie. Oltre all’assoluto immobilismo,  al sindaco gli contestavano una intervista su Repubblica del 26 gennaio 1996, nella quale il primo cittadino non fu tanto gentile verso la categoria. Una sua affermazione poco brillante riferita ai figli degli imprenditori scatenò l’ira degli artigiani grumesi.

Mentre ci fu questo primo grande movimento di massa, per iniziativa del governo di sinistra dell’epoca, furono introdotti i PATTI TERRITORIALI, strumenti di concertazione tra vari tipologie di soggetti: Ente pubblico, imprenditori e sindacati. Insieme avrebbero dovuto realizzare dei progetti intercomunali per creare strutture e dare impulso alla produzione locale.

Nel nostro caso il tessile-calzaturiero per quanto riguardava una parte dei comuni a nord di Napoli. Il Patto più famoso al quale Grumo Nevano ne rimase fuori era denominato PATTO ZEN.

Ne rimase fuori grazie alla totale indifferenza dell’attuale sindaco che, nei vari convegni al quale partecipava, sosteneva sempre le proprie perplessità alla partecipazione del Patto addossando spesso e volentieri, le colpe agli imprenditori grumesi poco sensibili a queste forme di investimento.

Una tattica  studiata a tavolino per rompere con le altre realtà limitrofe e dirigersi verso obiettivi già pianificati. Più avanti i fatti confermeranno quanto sto dicendo.

Mentre Frattamaggiore, Arzano e Casoria riuscivano a realizzare qualcosa di concreto, parallelamente ai PATTI TERRITORIALI, nascevano per opera della Regione Campania, i PIP (Piani di insediamenti produttivi) di cui oggi tanto si parla, che prevedevano, a differenza  dei PATTI TERRITORIALI, un meccanismo di realizzazione diverso. Infatti i PIP sono dei piani che possono essere realizzati anche attraverso soltanto la partecipazione di consorzi di aziende con la collaborazione dell’Ente locale che individua l’area dove realizzare l’insediamento.

A seguito di ciò, la Regione Campania, ha monitorato le varie aree territoriali omogenee per produzione locale (abbigliamento e calzature), stabilendo i cosiddetti DISTRETTI INDUSTRIALI di cui Grumo Nevano né è tutt’ora capofila.

L’attuale sindaco, ha sempre dimostrato di preferire questa strada, meno burocratizzata tant’è che mentre si facevano saltare volutamente i contatti con i soggetti dei Patti Territoriali, a Grumo Nevano, sotto la regia di un carissimo collaboratore del sindaco, nasceva un primo CONSORZIO (cooperativa imprenditori grumesi) per pochi intimi che avrebbe dovuto insediarsi su un’area nelle vicinanze dell’asse Mediano intervenendo sul Piano Regolatore: un’area che doveva essere acquisita dal consorzio e gestita per le attività produttive con tutte le varie professionalità collegate, dalle consulenze ai consigli di amministrazione, ciò che adesso si vorrebbe realizzare in quella zona con la nuova legge regionale 16/04.

Nel frattempo, arriviamo nel 1998, sindaco ancora Di Lorenzo. L’uscita dai PATTI TERRITORIALI, creò un danno enorme per le aziende locali, infatti, la legge 449 prevedeva che i comuni aderenti ai Patti, i soggetti imprenditoriali, potevano usufruire di un credito d’imposta IRPEG-ILOR-IVA per un massimo di 60.000.000 all’anno per ogni dipendente assunto. Grumo, per le inadempienze del sindaco, non faceva parte di nessun Patto e perse questa possibilità economica. Un duro colpo per le piccole aziende locali, mentre quelle dislocate tra Frattamaggiore Casoria e Arzano usufruirono dello sconto fiscale.

Il 29 Ottobre del 1998, il sindaco convoca un convegno nell’auditorium della scuola di Via Quintavalle ed esorta le aziende a partecipare ai PIP pur sapendo che ormai il consorzio era già stato realizzato e pianificato da tempo. Tenta di recuperare l’elettorato di quegli imprenditori che ormai erano emigrati quasi tutti in città vicine costretti anche dall’entrata in vigore delle Legge 626 sulla sicurezza che imponeva delle strutture realizzate a normativa europea. Altra batosta per i piccoli artigiani.

A fine 1998, il comitato tecnico regionale approva il Piano Regolatore, ma, stranamente stralcia una grossa fetta dell’Area Industriale e la riconverte in zona agricola, quella vicino all’Asse Mediano.

A questo punto una beffa per chi, aderendo al consorzio, aveva già pronta la valigia per insediarsi .

Quindi persi i PATTI TERRITORIALI, persa la possibilità di una propria area industriale, persa la possibilità di un PIP grumese, le aziende consorziate rimangono al palo.

Nel 1999 Di Lorenzo viene sfiduciato e nella gestione commissariale e di Grimaldi, sulla questione dell’area industriale non si produce nulla in attesa di intervenire sul Piano Regolatore.

Nel frattempo la Regione Campania fa decollare i PIT (Piani di interventi territoriali) per i Distretti Industria. Una vera scialuppa di salvataggio per l’attuale sindaco che indirizza il consorzio Cooperativa Imprenditori Grumesi formato da solo 21 aziende, come soggetto imprenditoriale al progetto di Frattamaggiore-Arzano unici centri che sono stati capaci di realizzare validi proposte che la Regione ha finanziato con 49 milioni di euro.

Un insediamento produttivo anomalo con un alto tasso di inquinamento ambientale su un area di Frattamaggiore a ridosso di Via Dante, in pieno centro residenziale, sul quale Di Lorenzo per ovvie ragioni interessate e legate al consorzio, non muove un dito in Consiglio Provinciale per cercare di frenare la colata di cemento, pur facendo parte della maggioranza di centro sinistra. Doveva assolutamente rispettare gli impegni politici assunti con quei pochi imprenditori che avevano aderito al consorzio. Ad avvalorare quanto sto dicendo, è l’incarico di consulenza conferito ad uno dei tecnici progettisti dell’area frattese, già funzionario dell’UTC del Comune di Frattamaggiore, presso il nostro Ufficio Tecnico per poter gestire al meglio le fasi dell’insediamento.

Tra l’altro, c’era anche un protocollo d’intesa con la Provincia, con il quale la scuola di Via Dante veniva tolta agli alunni grumesi per una scuola professionale. Ancora non si riesce a capire a cosa e a chi avrebbe dovuto insegnare questa scuola di formazione per calzaturieri, in un periodo e in un luogo nel quale la produzione è praticamente scomparsa. Questo c’è lo dovrebbe spiegare il sindaco. Ma fortunatamente per noi, poche settimane fa il sindaco fa un ulteriore passo indietro e cancella anche la scuola di formazione comunicando alla Provincia la disposizione a far diventare la struttura una scuola pubblica. Un dietro front dopo la grande sconfitta ottenuta nella ripartizione dei lotti in via Dante.

Il sindaco si aspettava molto di più, ma a Frattamaggiore gli hanno concesso quasi nulla, solo nove lotti. Quindi altro fallimento pianificato.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che prima si chiedono le infrastrutture e poi si contestano per il loro impatto ambientale. E’ vero non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, questo lo sanno tutti, ma almeno si abbia l’onestà politica di dire che questo che sta per sorgere non è un vero insediamento produttivo, perché, visto le premesse, sarà sicuramente un’altra cattedrale nel deserto che  servirà soltanto gli interessi di pochi eletti e l’impatto ambientale negativo, cancellerà ulteriormente la nostra memoria storica di uno dei pochi territori di produzione agricola rimasti.

Un serio insediamento industriale, va fatto su aree molto più vaste, lontano dal centro abitato e con tutti i servizi e i collegamenti viari annessi. I posti di lavoro, se è quello l’obiettivo, si creano salvaguardando il bene di tutti.

Ma credo che a questo sindaco importi ben poco, ormai ha raggiunto un suo primo obiettivo anche se ridotto, il secondo è rimandato all’approvazione della variante al Piano Regolatore, visto anche il favore ricevuto dalla giunta Bassolino con l’approvazione della legge regionale 16/2004 che prevede l’approvazione dei Piani Attuativi soltanto con una delibera di giunta comunale. Pensate un po’, bastano 7 persone sedute ad un tavolo per poter determinare la pianificazione urbanistica di una città. Il Consiglio Comunale non conterà nulla. Un’altra perla della politica del centrosinistra campano.

Ultima chicca in ordine cronologico a Novembre del 2003.

La legge che regola i PIT prevede anche la forma di finanziamento denominata PROJECT FINANCING. Uno strumento ormai adottato da parecchi Enti locali per cercare di realizzare progetti attraverso capitale misto pubblico-privato. Entro il 30 Ottobre di ogni anno i progetti devono essere approvati in consiglio comunale, altrimenti si perde tutto e, a partire dal 30 Giugno dell’anno successivo, si ricomincia con nuove proposte per approvarle entro 120 giorni.

Ebbene, gli unici due progetti presentati che riguardavano Cimitero privato e strutture in area industriale, sono state bocciate dalla commissione. Altro fallimento pianificato.

Si parla tanto di aree artigianali e industriali e si dimentica la cosa più importante: Grumo Nevano sotto gli aspetti commerciali e produttivi, è già da parecchio tempo esclusa dalle agende di tutti gli operatori del settore tessile e calzaturiero nazionale.

Non fanno più tappa presso le ultime aziende rimaste, si dirigono direttamente al CIS di Nola, o a Gricignano, oppure nei centri Vesuviani.

Se poi ci aggiungiamo la presenza dei cinesi che hanno destabilizzato il mercato locale, il quadro si completa.

Chi avrà la forza di investire risorse in questo quadro così desolante?

E’ questa la triste realtà di cui parlavo. Una triste realtà che, alla luce di quanto esposto, e senza nessuna polemica strumentale, è determinata da precise responsabilità politiche facilmente individuabili nella fallimentare gestione politica decennale del nostro sindaco, unico imputato

AREA PIP VIA DANTE

Mistero assoluto per i restanti 25 lotti su 35 da assegnare. Pericolo impatto ambientale se ci fossero concerie, produttori di agenti chimici, detersivi, collanti

 

L’insediamento industriale previsto a ridosso di via Dante, diventa sempre di più un mistero.

Dei 35 lotti previsti, soltanto 10 di essi saranno impegnati nel comparto tessile-calzaturiero. A fronte di questi 10 lotti, sono giunte 13 richieste delle quali soltanto 5 beneficiano dei fondi regionali. Fin qui nulla da eccepire, anzi c’è da evidenziare e da riflettere su come mai, una zona inserita in un distretto industriale caratterizzato dal tessile e dal calzaturiero, abbia espresso soltanto 13 richieste: da questo punto di vista si è rivelato un vero e proprio fallimento.

Ciò che non convince e rimane tutt’ora un mistero da svelare almeno alla città di Grumo Nevano, è la composizione tipologica, merceologica, produttiva o altro, prevista per gli insediamenti sui restanti 25 lotti. Il mistero aumenta se consideriamo le 134 richieste pervenute presso il comune di Frattamaggiore.

Un mistero che potrebbe nascondere gli effetti negativi che si creerebbero sull’ambiente se ad esempio, tra gli assegnatari dei 25 lotti, ci fossero delle concerie o dei produttori di agenti chimici, detersivi, collanti, ecc.ecc.

Su questo c’è silenzio assoluto da parte delle due amministrazioni.

Anche nell’ultimo consiglio comunale dedicato alla questione non fu accennato nulla in tal senso. Si parlò soltanto di altezze dei capannoni, del filtro cuscinetto da creare con via Dante, del passaggio degli automezzi, ma nessuno si degnò di chiedere al sindaco se era a conoscenza di quali processi produttivi oltre al tessile e al calzaturiero, andranno ad insediarsi.

Abbiamo appreso la notizia dal quotidiano CRONACHE DI NAPOLI di qualche giorno fa del rallentamento sull’assegnazione dei lotti che, com’era prevedibile, creerà non poche difficoltà nell’escludere 109 richieste su 134!

Fortunatamente per noi è ancora tutto da assegnare, quindi il tavolo bipartisan deciso in consiglio comunale che andrà a rinegoziare le richieste con Frattamaggiore, ha tutto il tempo per conoscere i 134 progetti e di opporsi ad eventuali insediamenti ad alto rischio ambientale.

Attenzione, oltre al rischio di vedere e subire gli scarichi inquinanti di una probabile conceria o fabbrica di collanti, se il progetto fallirà in termini puramente economici per investimenti errati da parte degli “occupanti”, potremo ritrovarci in un futuro non tanto lontano, una nuova “cattedrale nel deserto”. E se fosse questo il vero obiettivo di qualche “investitore” lungimirante folgorato anche dalla possibilità di ottenere finanziamenti regionali??

Non è fantascienza pensare che tra dieci anni, dietro il fallimento socio-economico dell’insediamento, ci potrebbe essere la proposta di una riconversione territoriale della zona con conseguenti benefici per gli “occupanti” dei lotti: da zona industriale a zona edificabile! Dalle nostre parti ormai tutto può succedere.

AREA PIP  VIA DANTE

Solo 9 lotti su 34 vanno ad aziende di Grumo Nevano. Una beffa per la nostra città, un affare per pochi

 

Il Comune di Frattamaggiore ha approvato il regolamento per la realizzazione dei piani di insediamento produttivi alla periferia con Grumo Nevano.

Dei 34 lotti di terreno disponibili su 60mila mq, soltanto 9 andranno a soddisfare le richieste di calzaturieri e tessili di Grumo Nevano, il resto andrà ad aziende frattesi già esistenti nel centro storico. Ed era abbastanza scontato visto che il PIP, ufficialmente è di Frattamaggiore.

Questo è tutto ciò che ha ottenuto il nostro sindaco Angelo Di Lorenzo dopo 8 anni di trattative con Frattamaggiore. Per la città oltre al danno ambientale anche la beffa.

Ma al nostro sindaco, del numero dei lotti da assegnare ad aziende di Grumo Nevano o dell’impatto ambientale interessava ben poco.

In questa operazione finanziata con circa 9 milioni di euro, ci sono dentro incarichi professionali, società di consulenza, consorzi, consigli di amministrazione. Un occasione ghiotta per i politici assolutamente da non perdere.

Noi già immaginiamo come andrà a finire, del resto basta guardare gli insediamenti di questo tipo dalle nostre parti. Un esempio per tutti è Gricignano dove la maggioranza degli imprenditori, attratti dal finanziamento in conto capitale e dalla possibilità di avere una struttura adeguata, non hanno fatto il conto con il mercato, con la crisi scaturita dall’invasione di prodotti orientali e  parecchi di loro adesso si ritrovano quasi sull’orlo del fallimento.

Il PIP a ridosso di via Dante, così com’è strutturato in una zona congestionata e poco accessibile, lontano dagli insediamenti che contano come ad esempio il CIS di Nola, sarà sicuramente un fallimento industriale, e solo per qualcuno sarà un affare.

Gli unici che avranno dei benefici saranno, come dicevamo, le società di consulenza, i professionisti a suon di migliaia di euro.

Eliminare uno degli ultimi polmoni verdi esistenti sul territorio, servirà soltanto a questo. Un affare per pochi intimi.

Appello a tutta la città.

INDAGINI IN CORSO DA PARTE DEI CARABINIERI
Colata di cemento in via Dante, iniziati i lavori di allacciamento stradale. Occorre una forte azione popolare.
VIA DANTE                                                           AREA INTERESSATA
LAVORI  IN CORSO                                              CENTRO ABITATO

 

Chi transita per via Dante noterà sicuramente operai e pale meccaniche all’opera sulla sede stradale.

E’ iniziata l’opera di allacciamento stradale a quella che sarà la più grande colata di cemento  mai vista a Grumo Nevano, anche se trattasi di territorio di pertinenza del comune di Frattamaggiore.

Il paradosso vuole che l'Ente  Provinciale ha permesso ad un comune (Frattamaggiore) di confinare l’area industriale a ridosso di una zona residenziale del comune limitrofo (Grumo Nevano), stralciando poi dal Piano Regolatore di Grumo Nevano una zona industriale individuata in un area lontana dal centro (Uscita Asse Mediano) e certamente più idonea in quanto confinante con altra zona omogenea del comune adiacente (Arzano).

Ormai i giochi sono fatti, le carte sono a posto e le autorizzazioni rilasciate, nulla si può più fare per fermare la realizzazione di imponenti capannoni che saranno a beneficio di pochi intimi.

 

Unica strada per cercare di frenare questo scempio ambientale è quella di una forte azione popolare nella quale siano coinvolti i cittadini, le associazioni, i partiti politici di qualsiasi colore attraverso iniziative di ogni genere: comunicati stampa, assemblee pubbliche, libere e democratiche manifestazioni sul posto.

Se ciò non avverrà nel più breve tempo possibile, tutti i proclami di oggi e quelli di domani saranno persi nel vuoto.

 

Alleanza Nazionale attraverso questo sito lancia un appello a tutta la città rendendosi disponibile al confronto e al dialogo con tutti i soggetti che ritengono sia necessario intraprendere iniziative in merito.

 
COLATA DI CEMENTO IN VIA DANTE ALIGHIERI
 
Da IL MATTINO del 12 Marzo 2002: COSA STANNO FACENDO ADESSO QUELLE ASSOCIAZIONI CHE MANIFESTARONO ?? PERCHE' NON INTERVENGONO?

Martedì 12 Marzo 2002

Lotta al cemento, Grumo contro Fratta

GIUSEPPE MAIELLO
Duemila firme per contestare i Piani di insediamento produttivi del comune di Frattamaggiore, a raccoglierle il Movimento per lo sviluppo eco-compatibile del territorio, che vede insieme 8 associazioni che vogliono impedire la colata di cemento che cancellerà il verde al confine con Grumo.
Circa duemila cittadini hanno sottoscritto, nei due gazebo, in piazza Pio XII e piazza Cirillo, il documento che contesta i pip frattesi, localizzati in territorio di Frattamaggiore, ma dal versante grumese della ferrovia. Dieci giorni fa il consiglio comunale frattese aveva dato l'ok definitivo ai Piani, ormai diventati esecutivi. Grumo, con l'ex sindaco Sandro Grimaldi, si era opposta alla localizzazione. Il Consiglio comunale frattese, in fase di approvazione definitiva dei Piani aveva deciso che «l'osservazione di Grumo non può essere accolta, relativamente alla richiesta di accordo di programma, in quanto non era proposta da Ente Pubblico (nel caso specifico, dal Comune di Grumo Nevano) o da istituzioni interessate. Si precisa altresì che gli interventi progettati ricadono interamente sul territorio di Frattamaggiore, per l'attuazione delle opere, non è richiesta l'azione integrata e coordinata di altri Comuni, come previsto dall'articolo 34, legge 267/2000».
Amaro il commento dei promotori: «In burocratese ci hanno detto che se ne fregano dei vicini di casa». Da qui la decisione della mobilitazione nel nome della vivibilità. Arci, Aulos, Pro Loco, Associazione Pari opportunità, Azione Cattolica, Cento studi documentazione, Comunità di vita cristiana, Associazione Peter Pan hanno dato vita al Movimento che domenica mattina ha lanciato la sottoscrizione. Le aziende a cui saranno assegnati i lotti, non avendo altre alternative stradali, dovranno attraversare Grumo, per raggiungere Napoli, Fratta o l'asse mediano, dicono allarmati i promotori dell'iniziativa.
«Il Pip sarà realizzato nel territorio adiacente via Dante Alighieri e riverserà una colata di cemento di quasi un milione di metri cubi, con manufatti alti venti metri, ad una distanza di 10 metri dal confine con la nostra città - aggiungono -. L'impatto ambientale sarà disastroso per Grumo, che subirà tutte le conseguenze negative in termini di traffico, di cementificazione, di inquinamento atmosferico ed acustico derivante da tale insediamento».
Qualche mese fa il Comune aveva deciso di conferire incarico ad un legale, ma lo scioglimento anticipato del consiglio comunale ha fatto naufragare tutto. Ecco perché le associazioni, riunite nel Movimento, hanno deciso di concertare iniziative «di lotta alla cementificazione».
«Questa iniziativa - spiega Fabio Capasso, dell'Arci - oggi assume una maggiore importanza, perché la nostra città non ha amministratori e deve comunque far giungere la propria voce alle autorità competenti».
Il Movimento non risparmia bacchettate ai politici, maggioranza e opposizione: «presi dalle loro polemiche, e ripicche personali, non si sono accorti di quanto sta accadendo fuori dall'uscio della nostra casa». Mercoledì sera il Movimento si riunirà presso la sede della Pro Loco, in corso Cirillo, per mettere a punto altre iniziative per impedire la cementificazione dell'area adiacente via Dante Alighieri che segna il confine con Fratta.

Da IL MATTINO del 22/3/2005

Leggendo questo articolo ci si rende conto di come la nostra città abbia perso tutte le possibilità per un rilancio del tessile e della calzatura. Grumo Nevano dovrà accontentarsi soltanto delle briciole riservate a pochi intimi. Per il resto non è stato creato nessun progetto degno di un finanziamento da parte della Regione. Questa è la prova del totale fallimento della politica industriale di Angelo Di Lorenzo sindaco di questa città dal lontano 1993.

Tessile e calzaturiero, ecco 90 milioni dal Pit



GIUSEPPE MAIELLO Grumo Nevano.

Sottoscritto l'accordo di programma per i progetti integrati territoriali: dei 500 milioni per i sette distretti industriali, 90 vanno al distretto 5 Grumo-Aversa, che interessa 21 comuni a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Si aggiunge così un altro tassello ai progetti destinati a favorire l'insediamento di nuove attività e alla valorizzazione di quelle esistenti in questa area a forte vocazione tessile calzaturiera settore in forte sofferenza per la concorrenza straniera. L'accordo è stato siglato dal governatore, dai sindaci dei comuni interessati, dai presidenti delle due province, dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dai rappresentanti della Camera di Commercio. La firma all'accordo di programma si avvia a mettere fine a un iter cominciato 5 anni fa. Quando l'area a Nord di Napoli, 9 comuni, intuisce che il patto territoriale Zen è destinato ad abortire, prima di vedere la luce, e investono sui Pit, due binari paralleli che vanno nella stessa direzione. Anche se l'esperienza del patto Zen viene mutuata nei progetti in cantiere destinati a creare infrastrutture in una area, quella a cavallo delle due province, fortemente disagiata. Alla fine del 2001 viene costituito il comitato del quale fanno parte rappresentanti delle due province, sindaci, sindacati e Unione industriali. Deve trascorrere un altro anno perché venga pubblicato l'avviso per la manifestazione d'interesse da parte degli imprenditori intenzionati a presentare loro progetti, purchè concretizzabili, secondo le linee definite dal Por regionale. Nel gennaio del 2003 arriva il parere positivo al tavolo di concertazione chiamato ad esprimersi sui progetti presentati. Il definitivo semaforo verde della Regione arriva però con l'ok del nucleo di valutazione. Poi tutto è in discesa, infatti l'altro giorno è arrivato anche la sigla all'accordo di programma. In attesa della quale alcuni comuni hanno cominciato ad attrezzarsi seguendo l'idea forza del Pit che è la «qualità del territorio e servizi a misura d'impresa» nel settore tessile e calzaturiero. Per facilitare l'accesso alle aree interessate dagli investimenti infatti è stata già progettata una circumvallazione esterna che da Sant'Arpino, coinvolgendo anche Grumo Nevano, collegherà all'asse di supporto per Nola. Tra i progetti più interessanti da segnalare la realizzazione di infrastrutture nelle aree Pip di Frattamaggiore e di Orta di Atella; un casale della moda con un centro di servizi specializzato nella storica struttura di Teverolaccio; un centro polifunzionale nell'ex deposito del Ctp ad Aversa. Ancora riqualificazione del territorio dei centri storici, con una forte riduzione del degrado ambientale e territoriale; ricorso a fonti energetiche rinnovabile per una certa autonomia di energia elettrica; formazione del personale interessato al Pit; strumenti di marketing; incentivi ai privati per spingerli alla cooperazione attraverso i contratti di investimento. Le aziende ottengono dalla Regione la metà delle somme occorrenti per infrastrutture da realizzare nel territorio del distretto. C'è da rilevare che degli otto dei comuni dell'area napoletana solo Frattamaggiore è presente con un progetto nell'area Pip, per un investimento di 15 milioni di euro. Grumo Nevano vede invece solo una propria associazione, «Imprenditori Grumesi» affidatari di alcuni dei progetti. Ora più che mai però non bisogna più perdere tempo, la Cina rischia di farci definitivamente le scarpe, la concorrenza orientale rischia di dissuadere gli imprenditori a investire in questa ennesima scommessa, da non perdere prima di giocarla.

 
 

da Napoli Metropoli del 15 febbraio 2005

PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI:SCOPPIA LA POLEMICA CON GRUMO NEVANO

L’AFFONDO DELLA CLASSE POLITICA FRATTESE “GIU’ LA MANI DAL PIP”

 

di Francesco Parisi

 

l PIP e' diventato un vero e proprio punto di rottura tra i Comuni di Frattamaggiore e Grumo Nevano. Infatti, il progetto industriale frattese e' esteso fino al confine con il paese limitrofo, nell'area compresa tra via Crispi e via Dante Alighieri, a ridosso dello svincolo dell'asse mediano. Quindi per raggiungere la zona riservata alle attivita' produttive sara' inevitabilmente necessario attraversare il territorio grumese. Ma la mancanza delle infrastrutture necessarie per sostenere l'impatto ambientale che il PIP produrra' su Grumo Nevano ha sollevato un vespaio di polemiche tra le minoranze consiliari del civico consesso di questa citta'. In realta' pero' proprio il sindaco di Grumo, Angelo Di Lorenzo, ha svolto un ruolo di primo piano nella realizzione dei progetti per gli insediamenti produttivi. E cio' ha urtato non poco la suscettibilita' della classe politica frattese.

A Frattamaggiore, l'approvazione della delibera sul Piano Regolatore che individua i suoli destinati alle attivita' artigianali per le aziende locali, non limitatamente all' industria tessile e calzaturiera, risale al 1999. E' datata 21 dicembre 2001, invece, l'approvazione del PIP da parte dell'amministrazione comunale frattese, all'epoca capeggiata dal sindaco Enzo Del Prete, che metteva in esecuzione il progetto sulla base di 35 lotti di terreno e un'area di servizio (una sorta di centro direzionale con bouvette, uffici vari, ecc.). Successivamente, Del Prete sottoscrisse un protocollo d'intesa tra il Comune e il distretto industriale di Grumo Nevano - Aversa. Ma, nel frattempo, la commissione straordinaria che reggeva le sorti del Municipio grumese presento' una serie di ricorsi al Presidente della Repubblica e al TAR Campania per chiedere l'annullamento della deliberazione del consiglio comunale di Frattamaggiore contenente l'approvazione del PIP nel Piano Regolatore Generale. Infatti, Calogero Cortimiglia, l'allora commissario prefettizio al Comune di Grumo Nevano, ritenne la delibera illegittima, perche' non prevede nessuna zona agricola e destina ad interventi edilizi tutte le aree di interesse agricolo, e invasiva, perche' colloca il PIP a ridosso del paese limitrofo (Grumo Nevano).

Iniziative giudiziarie che non hanno avuto alcun seguito. Anzi, l'Ente locale frattese ha beneficiato anche dei fondi erogati dalla Regione Campania per la realizzazione delle opere primarie (strade, fogne, servizi idrici), circa 5 milioni di euro. Da allora, il sindaco di Grumo Nevano, Angelo Di Lorenzo, nonostante non ricopra piu' la carica di consigliere provinciale, ha avuto una serie di incontri con la commissione straordinaria che governa Frattamaggiore dopo lo scioglimento anticipato del consiglio comunale per collusioni col malaffare per discutere sulla redazione del PIP, richiedendo un terzo dei suoli complessivi con un finanziamento del 50 per cento a fondo perduto da parte della Regione Campania. Secondo un nutrito gruppo di politici frattesi ''nei progetti del capo dell'esecutivo di Grumo Nevano e del consorzio da lui stesso costituito precedentemente c'e' la valorizzazione delle attivita' gia' esistenti nel suo paese, ovvero quelle tessili e calzaturiere''. Una proposta che contravviene a quanto stabilito nel Piano originario per gli insediamenti produttivi, il quale non da' alcuna priorita' ad aziende operanti in questo specifico comparto. Una proposta, quella di Di Lorenzo, che ha suscitato le ire della classe politica frattese, pronta a scendere in campo per difendere il PIP dalle mire di imprenditori non locali.

''E' arrivato il momento di dire basta alle pretese dei Comuni limitrofi sulle risorse del nostro paese - afferma Pasquale Di Gennaro, ex sindaco - Frattamaggiore non e' piu' un territorio da razziare. Non vogliamo piu' cadere vittima di scippi gia' perpetrati dai paesi confinanti  con l'ospedale “ San Giovanni di Dio” e con il Liceo F. Durante. E’ necessario difendere i PIP con tutte la nostre forze. Non siamo l’erba moscia di nessuno”.

Una dura presa di posizione che rafforza i sospetti sulle mira dell’amministrazione comunale di Grumo Nevano in merito all’attuazione del progetto industriale. “ I colleghi di Grumo Nevano hanno difeso a spada tratta il loro paese quando si parlava degli insediamenti produttivi come un attentato al proprio territorio – commenta Michele Granata, ex presidente del consiglio comunale – Ma ora che il Piano entra nella fase più calda sono in prima fila per appropriarsi delle opportunità di sviluppo industriale. E’ ingiustificabile il loro tentativo di raccogliere i frutti del laborioso lavoro svolto dagli altri. E noi ci batteremo per evitare questa ingiustizia”.

Il Comune di Frattamaggiore, intanto, ha diramato un avviso pubblico per la localizzazione delle attività imprenditoriali nelle aree PIP. E la commissione prefettizia che regge le sorti dell’Ente locale, nell’incontro con le forze politiche, tenutosi lo scorso 11 febbraio ha chiesto loro una fattiva collaborazione per spronare gli imprenditori indigeni ad aderire con entusiasmo al progetto, approfittando anche dei cospicui finanziamenti regionali. Una sollecitazione che di certo verrà ampiamente recepita dalla classe politica, soprattutto alla luce delle grandi manifestazioni di interesse mostrate dagli altri Comuni del distretto industriale di Aversa-Grumo Nevano.

CENTRO COMMERCIALE ARZANESE
DOPO FRATTAMAGGIORE ANCHE ARZANO VIENE AD OCCUPARE NOSTRI TERRITORI.
 

Con delibera di Giunta Comunale n. 36 del 04.02.2005 è stato approvato il progetto definitivo per la realizzazione della viabilità di collegamento dell’area attrezzata e della zona ASI del Comune di Arzano allo svincolo dell’Asse Mediano.

Il progetto riguardo un tratto di via Cupa San Domenico in territorio grumese.

Il Comune di Arzano che ha già un proprio allacciamento all’Asse Mediano dalla zona industriale parallela a via Rettifilo al Bravo, chiede un pezzo del nostro territorio a margine di altri insediamenti (di tipo commerciale) che stanno per occupare un altro polmone verde di Grumo Nevano a ridosso di via Galilei.

QUINDI, DOPO FRATTAMAGGIORE, ANCHE ARZANO VIENE AD OCCUPARE NOSTRE AREE.

Sta per ripetersi la stessa situazione degli insediamenti PIP a ridosso di via Dante. In questo caso oltre all’impatto ambientale sicuramente negativo, ci sarà un altrettanto impatto negativo ancora più drammatico: poiché trattasi di centro commerciale, sarà decretata la fine del commercio al dettaglio dei residenti a Grumo Nevano.

Anche in questo caso pare che l’amministrazione faccia orecchie da mercante e subisce “passivamente”.

Quali interessi ci sono in questo progetto?

 
AREA INDUSTRIALE E VARIANTE AL PRG

LA PROPOSTA DEL CONSIGLIERE BRISETTI E’ VALSA QUANTO IL “DUE DI BRISCOLA”. CALPESTATI TUTTI I VALORI DI ETICA POLITICA E DI AFFIDABILITA’.

 

9 febbraio 2005, su richiesta dei gruppi di minoranza Forza Italia, Casa delle Libertà, Cattolici per il Dialogo, Ind. Luigi Borzacchiello, viene convocato il Consiglio Comunale per discutere delle problematiche relative all’insediamento industriale nei pressi di via Dante.

Dopo cinque ore di acceso dibattito la maggioranza dei consiglieri rimasti, bocciò la proposta della minoranza. Riportiamo il testo completo dalla delibera n.4 dello stesso giorno:

“Il consigliere Bilancio propone al Consiglio comunale di votare un documento comune da sottoporre al Comune di Frattamaggiore in merito all’impatto ambientale del piano…..verificare la possibilità che l’area riservata ai servizi venga realizzata in prossimità del territorio grumese, che sia ridotta l’altezza degli opifici, che sia aumentata la zona cuscinetto…di coinvolgere nella scelta delle imprese anche la città di Grumo Nevano per capire che tipo di imprese saranno localizzate.

Interviene il consigliere Brisetti proponendo, in alternativa alla proposta Bilancio, di rinviare la discussione ad una riunione dei capigruppo consiliari al fine che in tale riunione si possa approfondire la problematica e concordare un piano di intervento…..

Il consigliere Brisetti completa la sua proposta, proponendo che la riunione dei capigruppo provveda a stilare un documento e a portarlo in Consiglio per discuterlo e poi andare presso il Comune di Frattamaggiore per discutere le istanze del Comune di Grumo Nevano”.

Queste le testuali parole del consigliere Brisetti:

“io propongo invece la riunione dei capigruppo nella quale poter andare a discutere di tutte quelle che possono essere le problematiche inerenti al caso, di stilare un documento, di portarlo in Consiglio, di votarlo in Consiglio, di discuterlo in Consiglio e poi di andare presso il Comune di riferimento”.

Si passa al voto, viene bocciata la proposta del consigliere Bilancio ma passa quella del consigliere Brisetti.

Dopo il voto inizia la fuga organizzata e forzata dei consiglieri comunali che appoggiano Di Lorenzo per far mancare il numero legale e per non discutere della variante al PRG uscita Asse Mediano per la quale i consiglieri di minoranza si apprestavano ad esporre. Alle 23,10 il consiglio viene sciolto.

Ebbene dopo circa un mese, non solo non è mai stata convocata nessuna conferenza dei capigruppo, ma addirittura è stato convocato per venerdì 11 marzo il consiglio comunale con all’ordine del giorno proprio la variante al PRG.

Come già anticipato in altro articolo, si sono confermati i nostri timori: la proposta di Brisetti era soltanto un modo per terminare la discussione, per prendere tempo e nella sostanza è valsa quanto il “due di briscola”.

Con questo comportamento che calpesta tutti i valori di etica politica e di affidabilità, ancora una volta la maggioranza ha perso la possibilità di aprirsi al dialogo.

Purtroppo ognuno di questi individui ha qualcosa da difendere e il sindaco, con grande abilità, riesce a indirizzarli per quello che gli conviene.

Nell’attuale contesto locale di totale confusione e scadimento della politica, “comanda” un gruppo di maggioranza dove c’è chi difende con i denti i tre milioni al mese nel consorzio cimiteriale, chi si appresta ad insediarsi nel PIP di Frattamaggiore, chi ha avuto la strada asfaltata, chi difende i due milioni e mezzo dello stipendio di assessore, chi difende le settecentomilalire nel nucleo di valutazione, chi pur di primeggiare passa da destra a sinistra con una disinvoltura senza precedenti.

Quindi non c’è da meravigliarsi se ognuno di questi signori possa la mattina non ricordarsi più quello espresso la sera precedente.

Cosa ne pensi carissimo amico Brisetti?

 

In vista del Consiglio Comunale di stasera ripubblichiamo la relazione dettagliata del Presidente di Alleanza Nazionale di Grumo Nevano in merito alla questione PIP e crisi imprenditoriale locale.

Per chi volesse i dettagli cartacei ho raccolto gli atti e gli articoli dei quotidiani dell’epoca.

MORTE DELL'IMPRENDITORIA LOCALE: UNICO IMPUTATO ANGELO DI LORENZO

di Giuseppe Landolfo

 

Per cercare di capire come e perché, oggi ci ritroviamo addosso una inutile colata di cemento che servira’ soltanto a pochi intimi, in una situazione drammatica sotto tutti gli aspetti che interessa quella esigua forza produttiva locale che riesce ancora a tenersi a galla tra mille difficoltà, bisogna fare alcuni passi indietro e leggere alcuni passaggi fondamentali che hanno determinato la scomparsa dell’unica fonte di reddito locale: l’artigianato tessile-calzaturiero.

La triste storia è iniziata nel 1996, (la chiamo triste perché visto l’epilogo, non può essere definita altrimenti), con la prima vera protesta di un certo rilievo organizzata dagli imprenditori grumesi che scesero in piazza contro la totale immobilità dell’allora sindaco Angelo Di Lorenzo.

Gli imprenditori, da anni lamentavano la mancanza assoluta di progetti mirati a sollevare le sorti delle loro attività produttive, in primo luogo questa sognata area da destinare alle strutture primarie. Oltre all’assoluto immobilismo,  al sindaco gli contestavano una intervista su Repubblica del 26 gennaio 1996, nella quale il primo cittadino non fu tanto gentile verso la categoria. Una sua affermazione poco brillante riferita ai figli degli imprenditori scatenò l’ira degli artigiani grumesi.

Mentre ci fu questo primo grande movimento di massa, per iniziativa del governo di sinistra dell’epoca, furono introdotti i PATTI TERRITORIALI, strumenti di concertazione tra vari tipologie di soggetti: Ente pubblico, imprenditori e sindacati. Insieme avrebbero dovuto realizzare dei progetti intercomunali per creare strutture e dare impulso alla produzione locale.

Nel nostro caso il tessile-calzaturiero per quanto riguardava una parte dei comuni a nord di Napoli. Il Patto più famoso al quale Grumo Nevano ne rimase fuori era denominato PATTO ZEN.

Ne rimase fuori grazie alla totale indifferenza dell’attuale sindaco che, nei vari convegni al quale partecipava, sosteneva sempre le proprie perplessità alla partecipazione del Patto addossando spesso e volentieri, le colpe agli imprenditori grumesi poco sensibili a queste forme di investimento.

Una tattica  studiata a tavolino per rompere con le altre realtà limitrofe e dirigersi verso obiettivi già pianificati. Più avanti i fatti confermeranno quanto sto dicendo.

Mentre Frattamaggiore, Arzano e Casoria riuscivano a realizzare qualcosa di concreto, parallelamente ai PATTI TERRITORIALI, nascevano per opera della Regione Campania, i PIP (Piani di insediamenti produttivi) di cui oggi tanto si parla, che prevedevano, a differenza  dei PATTI TERRITORIALI, un meccanismo di realizzazione diverso. Infatti i PIP sono dei piani che possono essere realizzati anche attraverso soltanto la partecipazione di consorzi di aziende con la collaborazione dell’Ente locale che individua l’area dove realizzare l’insediamento.

A seguito di ciò, la Regione Campania, ha monitorato le varie aree territoriali omogenee per produzione locale (abbigliamento e calzature), stabilendo i cosiddetti DISTRETTI INDUSTRIALI di cui Grumo Nevano né è tutt’ora capofila.

L’attuale sindaco, ha sempre dimostrato di preferire questa strada, meno burocratizzata tant’è che mentre si facevano saltare volutamente i contatti con i soggetti dei Patti Territoriali, a Grumo Nevano, sotto la regia di un carissimo collaboratore del sindaco, nasceva un primo CONSORZIO (cooperativa imprenditori grumesi) per pochi intimi che avrebbe dovuto insediarsi su un’area nelle vicinanze dell’asse Mediano intervenendo sul Piano Regolatore: un’area che doveva essere acquisita dal consorzio e gestita per le attività produttive con tutte le varie professionalità collegate, dalle consulenze ai consigli di amministrazione, ciò che adesso si vorrebbe realizzare in quella zona con la nuova legge regionale 16/04.

Nel frattempo, arriviamo nel 1998, sindaco ancora Di Lorenzo. L’uscita dai PATTI TERRITORIALI, creò un danno enorme per le aziende locali, infatti, la legge 449 prevedeva che i comuni aderenti ai Patti, i soggetti imprenditoriali, potevano usufruire di un credito d’imposta IRPEG-ILOR-IVA per un massimo di 60.000.000 all’anno per ogni dipendente assunto. Grumo, per le inadempienze del sindaco, non faceva parte di nessun Patto e perse questa possibilità economica. Un duro colpo per le piccole aziende locali, mentre quelle dislocate tra Frattamaggiore Casoria e Arzano usufruirono dello sconto fiscale.

Il 29 Ottobre del 1998, il sindaco convoca un convegno nell’auditorium della scuola di Via Quintavalle ed esorta le aziende a partecipare ai PIP pur sapendo che ormai il consorzio era già stato realizzato e pianificato da tempo. Tenta di recuperare l’elettorato di quegli imprenditori che ormai erano emigrati quasi tutti in città vicine costretti anche dall’entrata in vigore delle Legge 626 sulla sicurezza che imponeva delle strutture realizzate a normativa europea. Altra batosta per i piccoli artigiani.

A fine 1998, il comitato tecnico regionale approva il Piano Regolatore, ma, stranamente stralcia una grossa fetta dell’Area Industriale e la riconverte in zona agricola, quella vicino all’Asse Mediano.

A questo punto una beffa per chi, aderendo al consorzio, aveva già pronta la valigia per insediarsi .

Quindi persi i PATTI TERRITORIALI, persa la possibilità di una propria area industriale, persa la possibilità di un PIP grumese, le aziende consorziate rimangono al palo.

Nel 1999 Di Lorenzo viene sfiduciato e nella gestione commissariale e di Grimaldi, sulla questione dell’area industriale non si produce nulla in attesa di intervenire sul Piano Regolatore.

Nel frattempo la Regione Campania fa decollare i PIT (Piani di interventi territoriali) per i Distretti Industria. Una vera scialuppa di salvataggio per l’attuale sindaco che indirizza il consorzio Cooperativa Imprenditori Grumesi formato da solo 21 aziende, come soggetto imprenditoriale al progetto di Frattamaggiore-Arzano unici centri che sono stati capaci di realizzare validi proposte che la Regione ha finanziato con 49 milioni di euro.

Un insediamento produttivo anomalo con un alto tasso di inquinamento ambientale su un area di Frattamaggiore a ridosso di Via Dante, in pieno centro residenziale, sul quale Di Lorenzo per ovvie ragioni interessate e legate al consorzio, non muove un dito in Consiglio Provinciale per cercare di frenare la colata di cemento, pur facendo parte della maggioranza di centro sinistra. Doveva assolutamente rispettare gli impegni politici assunti con quei pochi imprenditori che avevano aderito al consorzio. Ad avvalorare quanto sto dicendo, è l’incarico di consulenza conferito ad uno dei tecnici progettisti dell’area frattese, già funzionario dell’UTC del Comune di Frattamaggiore, presso il nostro Ufficio Tecnico per poter gestire al meglio le fasi dell’insediamento.

Tra l’altro, c’era anche un protocollo d’intesa con la Provincia, con il quale la scuola di Via Dante veniva tolta agli alunni grumesi per una scuola professionale. Ancora non si riesce a capire a cosa e a chi avrebbe dovuto insegnare questa scuola di formazione per calzaturieri, in un periodo e in un luogo nel quale la produzione è praticamente scomparsa. Questo c’è lo dovrebbe spiegare il sindaco. Ma fortunatamente per noi, poche settimane fa il sindaco fa un ulteriore passo indietro e cancella anche la scuola di formazione comunicando alla Provincia la disposizione a far diventare la struttura una scuola pubblica. Un dietro front dopo la grande sconfitta ottenuta nella ripartizione dei lotti in via Dante.

Il sindaco si aspettava molto di più, ma a Frattamaggiore gli hanno concesso quasi nulla, solo nove lotti. Quindi altro fallimento pianificato.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che prima si chiedono le infrastrutture e poi si contestano per il loro impatto ambientale. E’ vero non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, questo lo sanno tutti, ma almeno si abbia l’onestà politica di dire che questo che sta per sorgere non è un vero insediamento produttivo, perché, visto le premesse, sarà sicuramente un’altra cattedrale nel deserto che  servirà soltanto gli interessi di pochi eletti e l’impatto ambientale negativo, cancellerà ulteriormente la nostra memoria storica di uno dei pochi territori di produzione agricola rimasti.

Un serio insediamento industriale, va fatto su aree molto più vaste, lontano dal centro abitato e con tutti i servizi e i collegamenti viari annessi. I posti di lavoro, se è quello l’obiettivo, si creano salvaguardando il bene di tutti.

Ma credo che a questo sindaco importi ben poco, ormai ha raggiunto un suo primo obiettivo anche se ridotto, il secondo è rimandato all’approvazione della variante al Piano Regolatore, visto anche il favore ricevuto dalla giunta Bassolino con l’approvazione della legge regionale 16/2004 che prevede l’approvazione dei Piani Attuativi soltanto con una delibera di giunta comunale. Pensate un po’, bastano 7 persone sedute ad un tavolo per poter determinare la pianificazione urbanistica di una città. Il Consiglio Comunale non conterà nulla. Un’altra perla della politica del centrosinistra campano.

Ultima chicca in ordine cronologico a Novembre del 2003.

La legge che regola i PIT prevede anche la forma di finanziamento denominata PROJECT FINANCING. Uno strumento ormai adottato da parecchi Enti locali per cercare di realizzare progetti attraverso capitale misto pubblico-privato. Entro il 30 Ottobre di ogni anno i progetti devono essere approvati in consiglio comunale, altrimenti si perde tutto e, a partire dal 30 Giugno dell’anno successivo, si ricomincia con nuove proposte per approvarle entro 120 giorni.

Ebbene, gli unici due progetti presentati che riguardavano Cimitero privato e strutture in area industriale, sono state bocciate dalla commissione. Altro fallimento pianificato.

Si parla tanto di aree artigianali e industriali e si dimentica la cosa più importante: Grumo Nevano sotto gli aspetti commerciali e produttivi, è già da parecchio tempo esclusa dalle agende di tutti gli operatori del settore tessile e calzaturiero nazionale.