|
|
|
|
|
|
|
|
|
ULTIM'ORA
assegnazioni prorogate

GRUMO SPETTATORE PASSIVO |
|
Assegnati 25 lotti dell'area PIP, Frattamaggiore esulta |
|
|
|
14-07-2006 fonte
Denaro.it |
|
Insediamenti produttivi: il Comune assegna le aree |
|
Si
cedono aree destinate ad insediamenti di attività produttive a
Frattamaggiore. Con la scadenza del bando pubblico, avvenuto alcuni
giorni fa, il Comune frattese si appresta ad assegnare 25 lotti
dell’area Pip, contrassegnati dai numeri che vanno da 10 a 34.
I suoli verranno ceduti in diritto di proprietà “alle aziende di
produzione di beni e servizi connessi alla produzione di detti beni
— recita l’avviso pubblico — con la prevalenza, fino ad un massimo
del 50 per cento dei suoli disponibili, di quelle operanti nei
settori della trasformazione dei prodotti agricoli e alimentari,
delle lavorazioni meccaniche, della lavorazione del ferro e del
legno e della produzione di arredi e casalinghi, e di quelle che
operano nei settori dei servizi a queste produzioni connessi ed in
misura minore, e quindi per la restante parte del suolo, a tutte le
altre aziende”. Più volte il sindaco Francesco Russo ha ribadito
l’importanza del Pip per il rilancio economico e sociale della
città. L’area ha una superficie di 160mila metri quadrati
all’interno del Quinto Distretto industriale Grumo Nevano-Aversa,
dove è già stato realizzato un Centro servizi per le imprese.
Nell’area Pip sono in corso le opere infrastrutturali primarie. Sui
35 lotti previsti, 10 sono riservati al settore
tessile-abbigliamento e calzaturiero. Per i restanti 25 suoli, il
Comune ha ricevuto, nei mesi scorsi, 146 manifestazioni di interesse
da parte, soprattutto di imprese frattesi agroalimentari,
manifatturiere e di altri settori. “I Pip — dice il sindaco —
rappresentano una svolta per l’economia di Frattamaggiore e una
sorta di riscatto per gli imprenditori locali, spesso obbligati ad
investire altrove”. Gli assegnatari delle aree dovranno sistemare a
verde l’area scoperta del lotto per almeno il 50 percento della
superficie libera. “Per ogni lotto — spiegano dal Comune di
Frattamaggiore — è consentita la realizzazione di una sola unità
abitativa strettamente necessaria per l’alloggio del custode,
indipendentemente dal numero di opifici presenti sul lotto. I
progetti esecutivi dei singoli fabbricati dovranno essere omogenei
ed uniformi per sagoma, profilo, posizione, composizione e tipologia
edilizia. E’ consentito il frazionamento dei capannoni per ospitare
più attività produttive tra loro compatibili, mentre non è
consentito costruire edifici in aderenza all’interno dei lotti così
come individuati nella planimetria”. Le domande pervenute al Comune
saranno valutate in base ad alcuni criteri: incremento
occupazionale, delocalizzazione dall’area residenziale del Comune di
Frattamaggiore, requisiti industriali ed ambientali. La graduatoria
provvisoria sarà affissa all’Albo Pretorio del Comune. |
|
precedente articolo |
|
|
|
PIP FRATTA, ULTIMO
ATTO |
|
Frattammaggiore
approva il secondo bando. A Grumo Nevano spariti ambientalisti,
verdi, giunta comunale e maggioranza |
|
|
|
L'altra sera il Consiglio Comunale di Frattamaggiore ha approvato
l'ultimo bando per assegnare i lotti di terreno. Dichiarazioni
trionfalistiche e legittime da parte del sindaco di Frattamaggiore
impegnato a difendere la propria città, gli elettori e gli
imprenditori frattesi, mentre Grumo Nevano subisce passivamente a
questa colata di cemento armato che sta per abbattersi sulla città,
sull'unico polmone verde rimasto, senza nessuna seria e valida
opposizione, ma soltanto sterili dibattiti e inutili incontri
bipartisan che hanno generato solo promesse da venire.
Sono spariti tutti, specialmente i
movimenti e le associazioni ambientaliste e questo è molto grave.
La giunta Di Lorenzo e la maggioranza sono politicamente i
principali colpevoli di tutto ciò. Un immobilismo servito a
poche persone che devono fare qualche investimento sul posto, in
quella via Dante che ormai possiamo rinominare
viale del Cemento o
del Tramonto e prendere ad esempio
come declino della città. |
|
Cronache di Napoli
26.05.2006 |
|
 |
|
|
|
PIP GRUMO-FRATTA |
|
rassegna stampa del 20.04.2006 |
|
|
|
 |
|
La clamorosa e ambigua posizione del sindaco, di Italia dei Valori e
degli alleati, a partire dai Verdi. Tutti stanno avallando un
disastro ambientale in via Dante
Ritengo che l’articolo dal titolo:
“P.I.P.
di Frattamaggiore, la posizione di Italia dei Valori”,
pubblicato a pagina 10 di CittàMetropolitana, Anno I numero 4 del 6
aprile 2006, firmato da Giuseppe Ratto del Coordinamento
politico frattese di IdV, offre a noi grumesi numerosi spunti di
riflessione circa la posizione ancora una volta
politicamente ambigua del sindaco di Grumo Nevano e di tutti gli
appartenenti al partito di Di Pietro che ricoprono ruoli
istituzionali nella nostra città.
L’articolo pubblicato su
CittàMetropolitana (periodico notoriamente dipietrista) chiarisce in
maniera inequivocabile la posizione di IdV sul P.I.P. di
Frattamaggiore, e specificatamente sui seguenti punti:
-
Vietare preferenze settoriali
-
Massimizzare i lotti da frazionare
-
Favorire le imprese effettivamente
operanti a Frattamaggiore
-
Centro servizi
Analizzando nel dettaglio i quattro
punti e possibile trarre alcune semplici conclusioni.
1° Punto: Vietare preferenze settoriali
IdV ritiene che nell’assegnazione
dei lotti non debbano essere privilegiati alcuni settori produttivi
a danno di altri. Nello specifico IdV ritiene non applicabile
l’ipotesi tanto sbandierata “da qualche autorevole cittadino grumese”
di attribuire il 75% dei lotti ad un settore specifico, quale per
esempio il “tessile ed il calzaturiero”.
IdV non vuole che il PIP di
Frattamaggiore diventi un comparto industriale esclusivamente
tessile e calzaturiero, bensì in esso potrà trovare collocazione
una qualsiasi industria, la quale potrà tranquillamente attivare
a pochi metri dal centro urbano di Grumo Nevano, un qualsiasi
ciclo produttivo industriale, anche se di natura fortemente
inquinante, e magari utilizzare la nostra via Dante per
il trasporto dei suoi prodotti.
A questo punto sorge spontanea una
domanda:
-
Ma questa posizione di IdV non è
l’esatta negazione delle promesse del nostro sindaco Di Lorenzo?,
…. Non doveva realizzarsi in quell’area un comporto tessile e
calzaturiero?, …. Non doveva realizzarsi in via Dante una scuola
di formazione per i giovani che dovevano trovare agevolmente
lavoro in quel comparto?
E’ di tutta evidenza che le promesse
del sindaco dott. Angelo Di Lorenzo erano finalizzate solo a
mantenere un potere elettorale che per fortuna adesso ha perso,
ma non erano certamente mirate a realizzare vere e concrete
opportunità di sviluppo per la nostra città.
2° Punto: Massimizzare i lotti da frazionare
La “massimizzazione dei lotti da
frazionare” è una specialità di un certo tipo di imprenditori che
oggi vengono denominati immobiliaristi, e che ieri venivano
chiamati più semplicemente speculatori edilizi.
Secondo IdV è necessario, non solo
agevolare la nascita su quell’area di industrie di ogni tipo e
specie, ma è indispensabile frazionare quella stessa area in modo da
farci entrare quante più industrie è possibile. In pratica
IdV sta operando politicamente affinché il P.I.P. di Frattamaggiore
produca il massimo impatto ambientale, con effetti che
saranno devastanti per le già precarie condizioni di vivibilità del
centro urbano di Grumo Nevano.
Su questo argomento sarebbe
interessante conoscere la posizione dei Verdi, grumesi e
frattesi, che tanto si sono impegnati per sostenere la candidata al
Senato di Laura D’Attardi, consigliere comunale di Grumo Nevano,
rappresentante istituzionale dei Verdi ed alleata con IdV nel
governo cittadino.
Mi chiedo:
-
Ma la D’Attardi, .. cosa ha detto
ai suoi elettori grumesi?, …. votate per i verdi, …. noi con
Pecoraro Scanio non faremo fare la TAV, …. ma vi intossicheremo
con il P.I.P. di Frattamaggiore.
3° Punto: Favorire le imprese effettivamente operanti a Frattamaggiore
Questo è il punto certamente più
interessante.
IdV dice espressamente nell’articolo
che devono essere favorite le industrie che effettivamente hanno
la sede operativa in Frattamaggiore, non basta avere la sede
legale ed amministrativa; inoltre con il P.I.P. dovranno essere
delocalizzate tutte le attività produttive presenti nel centro
urbano, …. di Frattamaggiore ovviamente.
Come volevasi dimostrare, il nostro
sindaco Di Lorenzo non ha fatto niente per garantire una presenza
dei nostri imprenditori tessili e calzaturieri nel P.I.P. frattese;
non ha fatto niente da sindaco, non ha fatto niente da
consigliere provinciale, non ha fatto niente da esponente di spicco
della Margherita, …. e ancora nulla farà come esponente di IdV,
visto che il partito di Di Pietro se ne strafrega degli interessi
ambientali, urbanistici ed imprenditoriali del territorio grumese.
4° Punto: Centro servizi
IdV nell’articolo si lamenta del
fatto che si parla poco del centro servizi, a tal proposito ritengo
doveroso rassicurare i vertici locali, regionali e nazionali del
partito dell’Italia dei Valori, dicendo che non è affatto necessario
parlare troppo del centro servizi, ….. tanto tutti i grumesi,
tranne 739, hanno capito bene che gli hanno fatto proprio….
“un bel servizio”.
|
 |
|
|
|
|
|
In vista del Consiglio Comunale
di stasera ripubblichiamo la relazione
dettagliata del Presidente di Alleanza Nazionale di Grumo Nevano in
merito alla questione PIP e crisi imprenditoriale locale.
|
|
Per chi volesse i dettagli cartacei ho raccolto gli atti e gli
articoli dei quotidiani dell’epoca. |
|
MORTE
DELL'IMPRENDITORIA LOCALE: UNICO IMPUTATO ANGELO DI LORENZO |
|
di Giuseppe Landolfo
Per cercare di
capire come e perché, oggi ci ritroviamo addosso una inutile colata di
cemento che servira’ soltanto a pochi intimi, in una situazione
drammatica sotto tutti gli aspetti che interessa quella esigua forza
produttiva locale che riesce ancora a tenersi a galla tra mille
difficoltà, bisogna fare alcuni passi indietro e leggere alcuni
passaggi fondamentali che hanno determinato la scomparsa dell’unica
fonte di reddito locale: l’artigianato tessile-calzaturiero.
La triste
storia
è iniziata nel 1996, (la chiamo triste perché visto l’epilogo,
non può essere definita altrimenti), con la prima vera protesta di un
certo rilievo organizzata dagli imprenditori grumesi che scesero in
piazza contro la totale immobilità dell’allora sindaco Angelo Di
Lorenzo.
Gli
imprenditori, da anni lamentavano la mancanza assoluta di progetti
mirati a sollevare le sorti delle loro attività produttive, in primo
luogo questa sognata area da destinare alle strutture primarie. Oltre
all’assoluto immobilismo, al sindaco gli contestavano una intervista
su Repubblica del 26 gennaio 1996, nella quale il primo cittadino non
fu tanto gentile verso la categoria. Una sua affermazione poco
brillante riferita ai figli degli imprenditori scatenò l’ira degli
artigiani grumesi.
Mentre ci fu
questo primo grande movimento di massa, per iniziativa del governo di
sinistra dell’epoca, furono introdotti i PATTI TERRITORIALI,
strumenti di concertazione tra vari tipologie di soggetti: Ente
pubblico, imprenditori e sindacati. Insieme avrebbero dovuto
realizzare dei progetti intercomunali per creare strutture e dare
impulso alla produzione locale.
Nel nostro caso
il tessile-calzaturiero per quanto riguardava una parte dei comuni a
nord di Napoli. Il Patto più famoso al quale Grumo Nevano ne rimase
fuori era denominato PATTO ZEN.
Ne rimase fuori
grazie alla totale indifferenza dell’attuale sindaco che, nei
vari convegni al quale partecipava, sosteneva sempre le proprie
perplessità alla partecipazione del Patto addossando spesso e
volentieri, le colpe agli imprenditori grumesi poco sensibili a queste
forme di investimento.
Una tattica
studiata a tavolino per rompere con le altre realtà
limitrofe e dirigersi verso obiettivi già pianificati. Più
avanti i fatti confermeranno quanto sto dicendo.
Mentre
Frattamaggiore, Arzano e Casoria riuscivano a realizzare qualcosa di
concreto, parallelamente ai PATTI TERRITORIALI, nascevano per opera
della Regione Campania, i PIP (Piani di insediamenti
produttivi) di cui oggi tanto si parla, che prevedevano, a
differenza dei PATTI TERRITORIALI, un meccanismo di realizzazione
diverso. Infatti i PIP sono dei piani che possono essere realizzati
anche attraverso soltanto la partecipazione di consorzi di aziende con
la collaborazione dell’Ente locale che individua l’area dove
realizzare l’insediamento.
A seguito di
ciò, la Regione Campania, ha monitorato le varie aree territoriali
omogenee per produzione locale (abbigliamento e calzature), stabilendo
i cosiddetti DISTRETTI INDUSTRIALI di cui Grumo Nevano
né è tutt’ora capofila.
L’attuale
sindaco, ha sempre dimostrato di preferire questa strada, meno
burocratizzata tant’è che mentre si facevano saltare volutamente i
contatti con i soggetti dei Patti Territoriali, a Grumo Nevano, sotto
la regia di un carissimo collaboratore del sindaco, nasceva un
primo CONSORZIO (cooperativa imprenditori grumesi)
per pochi intimi che avrebbe dovuto insediarsi su un’area nelle
vicinanze dell’asse Mediano intervenendo sul Piano Regolatore: un’area
che doveva essere acquisita dal consorzio e gestita per le attività
produttive con tutte le varie professionalità collegate, dalle
consulenze ai consigli di amministrazione, ciò che adesso si vorrebbe
realizzare in quella zona con la nuova legge regionale 16/04.
Nel frattempo,
arriviamo nel 1998, sindaco ancora Di Lorenzo. L’uscita dai
PATTI TERRITORIALI, creò un danno enorme per le aziende locali,
infatti, la legge 449 prevedeva che i comuni aderenti ai Patti,
i soggetti imprenditoriali, potevano usufruire di un credito
d’imposta IRPEG-ILOR-IVA per un massimo di 60.000.000 all’anno per
ogni dipendente assunto. Grumo, per le inadempienze del
sindaco, non faceva parte di nessun Patto e perse questa possibilità
economica. Un duro colpo per le piccole aziende locali, mentre quelle
dislocate tra Frattamaggiore Casoria e Arzano usufruirono dello sconto
fiscale.
Il 29 Ottobre
del 1998, il sindaco convoca un convegno nell’auditorium della
scuola di Via Quintavalle ed esorta le aziende a partecipare ai PIP
pur sapendo che ormai il consorzio era già stato realizzato e
pianificato da tempo. Tenta di recuperare l’elettorato di quegli
imprenditori che ormai erano emigrati quasi tutti in città vicine
costretti anche dall’entrata in vigore delle Legge 626 sulla
sicurezza che imponeva delle strutture realizzate a normativa
europea. Altra batosta per i piccoli artigiani.
A fine 1998,
il comitato tecnico regionale approva il Piano Regolatore, ma,
stranamente stralcia una grossa fetta dell’Area Industriale e la
riconverte in zona agricola, quella vicino all’Asse Mediano.
A questo punto
una beffa per chi, aderendo al consorzio, aveva già pronta la
valigia per insediarsi .
Quindi persi i
PATTI TERRITORIALI, persa la possibilità di una propria area
industriale, persa la possibilità di un PIP grumese, le aziende
consorziate rimangono al palo.
Nel 1999
Di Lorenzo viene sfiduciato e nella gestione commissariale e di
Grimaldi, sulla questione dell’area industriale non si produce nulla
in attesa di intervenire sul Piano Regolatore.
Nel frattempo la
Regione Campania fa decollare i PIT (Piani di
interventi territoriali) per i Distretti Industria. Una vera
scialuppa di salvataggio per l’attuale sindaco che indirizza il
consorzio Cooperativa Imprenditori Grumesi formato da
solo 21 aziende, come soggetto imprenditoriale al progetto di
Frattamaggiore-Arzano unici centri che sono stati capaci di
realizzare validi proposte che la Regione ha finanziato con 49
milioni di euro.
Un insediamento
produttivo anomalo con un alto tasso di inquinamento ambientale su un
area di Frattamaggiore a ridosso di Via Dante, in pieno centro
residenziale, sul quale Di Lorenzo per ovvie ragioni interessate e
legate al consorzio, non muove un dito in Consiglio Provinciale
per cercare di frenare la colata di cemento, pur facendo parte della
maggioranza di centro sinistra. Doveva assolutamente rispettare gli
impegni politici assunti con quei pochi imprenditori che avevano
aderito al consorzio. Ad avvalorare quanto sto dicendo, è l’incarico
di consulenza conferito ad uno dei tecnici progettisti dell’area
frattese, già funzionario dell’UTC del Comune di Frattamaggiore,
presso il nostro Ufficio Tecnico per poter gestire al meglio le fasi
dell’insediamento.
Tra l’altro,
c’era anche un protocollo d’intesa con la Provincia, con il quale la
scuola di Via Dante veniva tolta agli alunni grumesi per una scuola
professionale. Ancora non si riesce a capire a cosa e a chi avrebbe
dovuto insegnare questa scuola di formazione per calzaturieri, in un
periodo e in un luogo nel quale la produzione è praticamente
scomparsa. Questo c’è lo dovrebbe spiegare il sindaco. Ma
fortunatamente per noi, poche settimane fa il sindaco fa un
ulteriore passo indietro e cancella anche la scuola di
formazione comunicando alla Provincia la disposizione a far diventare
la struttura una scuola pubblica. Un dietro front dopo la grande
sconfitta ottenuta nella ripartizione dei lotti in via Dante.
Il sindaco si
aspettava molto di più, ma a Frattamaggiore gli hanno concesso quasi
nulla, solo nove lotti. Quindi altro fallimento pianificato.
Qualcuno
potrebbe obiettare dicendo che prima si chiedono le infrastrutture e
poi si contestano per il loro impatto ambientale. E’ vero non si può
avere la botte piena e la moglie ubriaca, questo lo sanno tutti, ma
almeno si abbia l’onestà politica di dire che questo che sta per
sorgere non è un vero insediamento produttivo, perché, visto le
premesse, sarà sicuramente un’altra cattedrale nel deserto che
servirà soltanto gli interessi di pochi eletti e l’impatto ambientale
negativo, cancellerà ulteriormente la nostra memoria storica di uno
dei pochi territori di produzione agricola rimasti.
Un serio
insediamento industriale, va fatto su aree molto più vaste, lontano
dal centro abitato e con tutti i servizi e i collegamenti viari
annessi. I posti di lavoro, se è quello l’obiettivo, si creano
salvaguardando il bene di tutti.
Ma credo che a
questo sindaco importi ben poco, ormai ha raggiunto un suo primo
obiettivo anche se ridotto, il secondo è rimandato
all’approvazione della variante al Piano Regolatore, visto anche il
favore ricevuto dalla giunta Bassolino con l’approvazione della legge
regionale 16/2004 che prevede l’approvazione dei Piani Attuativi
soltanto con una delibera di giunta comunale. Pensate un po’,
bastano 7 persone sedute ad un tavolo per poter determinare la
pianificazione urbanistica di una città. Il Consiglio Comunale non
conterà nulla. Un’altra perla della politica del centrosinistra
campano.
Ultima chicca in
ordine cronologico a Novembre del 2003.
La legge che
regola i PIT prevede anche la forma di finanziamento denominata
PROJECT FINANCING. Uno strumento ormai adottato da
parecchi Enti locali per cercare di realizzare progetti attraverso
capitale misto pubblico-privato. Entro il 30 Ottobre di ogni
anno i progetti devono essere approvati in consiglio comunale,
altrimenti si perde tutto e, a partire dal 30 Giugno dell’anno
successivo, si ricomincia con nuove proposte per approvarle entro
120 giorni.
Ebbene, gli unici due progetti presentati che
riguardavano Cimitero privato e strutture in area industriale, sono
state bocciate dalla commissione. Altro fallimento pianificato.
Si parla tanto
di aree artigianali e industriali e si dimentica la cosa più
importante: Grumo Nevano sotto gli aspetti commerciali e produttivi, è
già da parecchio tempo esclusa dalle agende di tutti gli operatori del
settore tessile e calzaturiero nazionale.
Non fanno più
tappa presso le ultime aziende rimaste, si dirigono direttamente al
CIS di Nola, o a Gricignano, oppure nei centri Vesuviani.
Se poi ci
aggiungiamo la presenza dei cinesi che hanno destabilizzato il mercato
locale, il quadro si completa.
Chi avrà la forza di investire risorse in questo
quadro così desolante?
E’ questa la
triste realtà di cui parlavo. Una triste realtà che, alla luce di
quanto esposto, e senza nessuna polemica strumentale, è determinata
da precise responsabilità politiche facilmente individuabili nella
fallimentare gestione politica decennale del nostro sindaco, unico
imputato |
|
|
|
AREA PIP
VIA DANTE
Mistero
assoluto per i restanti 25 lotti su 35 da assegnare. Pericolo
impatto ambientale se ci fossero concerie, produttori di agenti
chimici, detersivi, collanti |
|
L’insediamento industriale previsto a
ridosso di via Dante, diventa sempre di più un mistero.
Dei 35 lotti previsti, soltanto
10 di essi saranno impegnati nel comparto tessile-calzaturiero.
A fronte di questi 10 lotti, sono giunte 13 richieste delle quali
soltanto 5 beneficiano dei fondi regionali. Fin qui nulla da eccepire,
anzi c’è da evidenziare e da riflettere su come mai, una zona inserita in
un distretto industriale caratterizzato dal tessile e dal calzaturiero,
abbia espresso soltanto 13 richieste: da questo punto di vista si è
rivelato un vero e proprio fallimento.
Ciò che non convince e rimane tutt’ora un
mistero da svelare almeno alla città di Grumo Nevano, è la
composizione tipologica, merceologica, produttiva
o altro,
prevista per gli insediamenti sui restanti 25 lotti. Il mistero aumenta
se consideriamo le 134 richieste pervenute presso il comune di
Frattamaggiore.
Un mistero che potrebbe nascondere gli
effetti negativi che si creerebbero sull’ambiente se ad esempio, tra gli
assegnatari dei 25 lotti, ci fossero delle concerie o dei produttori di
agenti chimici, detersivi, collanti, ecc.ecc.
Su questo c’è silenzio assoluto da parte
delle due amministrazioni.
Anche nell’ultimo consiglio comunale
dedicato alla questione non fu accennato nulla in tal senso. Si parlò
soltanto di altezze dei capannoni, del filtro cuscinetto da creare con via
Dante, del passaggio degli automezzi, ma nessuno si degnò di chiedere al
sindaco se era a conoscenza di quali processi produttivi oltre al tessile
e al calzaturiero, andranno ad insediarsi.
Abbiamo appreso la notizia dal quotidiano
CRONACHE DI NAPOLI di
qualche giorno fa del rallentamento sull’assegnazione dei lotti che,
com’era prevedibile, creerà non poche difficoltà nell’escludere 109
richieste su 134!
Fortunatamente per noi è ancora tutto da
assegnare, quindi il tavolo bipartisan deciso in consiglio comunale che
andrà a rinegoziare le richieste con Frattamaggiore, ha tutto il tempo per
conoscere i 134 progetti e di opporsi ad eventuali insediamenti ad alto
rischio ambientale.
Attenzione, oltre al rischio di vedere e
subire gli scarichi inquinanti di una probabile conceria o fabbrica di
collanti, se il progetto fallirà in termini puramente economici per
investimenti errati da parte degli “occupanti”, potremo ritrovarci in
un futuro non tanto lontano, una nuova “cattedrale nel deserto”. E se
fosse questo il vero obiettivo di qualche “investitore” lungimirante
folgorato anche dalla possibilità di ottenere finanziamenti regionali??
Non è fantascienza pensare che tra dieci
anni, dietro il fallimento socio-economico dell’insediamento, ci potrebbe
essere la proposta di una riconversione territoriale della zona con
conseguenti benefici per gli “occupanti” dei lotti: da zona industriale a
zona edificabile! Dalle nostre parti ormai tutto può succedere. |
 |
|
|
|
|
|
|
|
AREA
PIP VIA DANTE
Solo 9
lotti su 34 vanno ad aziende di Grumo Nevano. Una beffa per la
nostra città, un affare per pochi
Il Comune di Frattamaggiore
ha approvato il regolamento per la realizzazione dei piani di
insediamento produttivi alla periferia con Grumo Nevano.
Dei 34 lotti di terreno
disponibili su 60mila mq, soltanto 9 andranno a
soddisfare le richieste di calzaturieri e tessili di Grumo Nevano,
il resto andrà ad aziende frattesi già esistenti nel centro storico.
Ed era abbastanza scontato visto che il PIP, ufficialmente è di
Frattamaggiore.
Questo è tutto ciò che ha ottenuto
il nostro sindaco Angelo Di Lorenzo dopo 8 anni di trattative con
Frattamaggiore. Per la città oltre al danno ambientale anche la
beffa.
Ma al nostro sindaco, del numero
dei lotti da assegnare ad aziende di Grumo Nevano o dell’impatto
ambientale interessava ben poco.
In questa operazione finanziata
con circa 9 milioni di euro, ci sono dentro incarichi
professionali, società di consulenza, consorzi, consigli di
amministrazione. Un occasione ghiotta per i politici
assolutamente da non perdere.
Noi già immaginiamo come andrà a
finire, del resto basta guardare gli insediamenti di questo tipo
dalle nostre parti. Un esempio per tutti è Gricignano dove la
maggioranza degli imprenditori, attratti dal finanziamento in conto
capitale e dalla possibilità di avere una struttura adeguata, non
hanno fatto il conto con il mercato, con la crisi scaturita
dall’invasione di prodotti orientali e parecchi di loro adesso
si ritrovano quasi sull’orlo del fallimento.
Il PIP a ridosso di via Dante,
così com’è strutturato in una zona congestionata e poco accessibile,
lontano dagli insediamenti che contano come ad esempio il CIS di
Nola, sarà sicuramente un fallimento industriale, e solo
per qualcuno sarà un affare.
Gli unici che avranno dei benefici
saranno, come dicevamo, le società di consulenza, i
professionisti a suon di migliaia di euro.
Eliminare uno degli ultimi polmoni
verdi esistenti sul territorio, servirà soltanto a questo. Un
affare per pochi intimi.
|
|
Appello
a tutta la città. |
|
|
|
|
|
|
|
INDAGINI IN CORSO DA
PARTE DEI CARABINIERI |
|
Colata di
cemento in via Dante, iniziati i lavori di allacciamento
stradale. Occorre una forte azione popolare. |
 |
|
VIA DANTE
AREA INTERESSATA |
  |
|
LAVORI IN CORSO
CENTRO ABITATO |
  |
|
|
|
Chi
transita per via Dante noterà sicuramente operai e pale
meccaniche all’opera sulla sede stradale.
E’
iniziata l’opera di allacciamento stradale a quella che sarà
la più grande colata di cemento mai vista a Grumo Nevano, anche
se trattasi di territorio di pertinenza del comune di
Frattamaggiore.
Il
paradosso vuole che l'Ente
Provinciale ha permesso
ad un comune (Frattamaggiore) di confinare l’area industriale
a ridosso di una zona residenziale del comune limitrofo
(Grumo Nevano), stralciando poi dal Piano Regolatore di Grumo
Nevano una zona industriale individuata in un area lontana dal
centro (Uscita Asse Mediano) e certamente più idonea in quanto
confinante con altra zona omogenea del comune adiacente (Arzano).
Ormai i
giochi sono fatti, le carte sono a posto e le autorizzazioni
rilasciate, nulla si può più fare per fermare la realizzazione
di imponenti capannoni che saranno a beneficio di pochi intimi.
Unica
strada per cercare di frenare questo scempio ambientale è quella
di una forte azione popolare nella quale
siano coinvolti i cittadini, le associazioni, i partiti politici
di qualsiasi colore attraverso iniziative di ogni genere:
comunicati stampa, assemblee pubbliche, libere e democratiche
manifestazioni sul posto.
Se ciò
non avverrà nel più breve tempo possibile, tutti i proclami di
oggi e quelli di domani saranno persi nel vuoto.
Alleanza
Nazionale attraverso questo sito lancia un appello a tutta la
città rendendosi disponibile al confronto e al dialogo con tutti
i soggetti che ritengono sia necessario intraprendere iniziative
in merito. |
|
|
|
COLATA DI
CEMENTO IN VIA DANTE ALIGHIERI |
 |
|
|
|
Da IL MATTINO
del 12 Marzo 2002: COSA STANNO FACENDO ADESSO QUELLE
ASSOCIAZIONI CHE MANIFESTARONO ?? PERCHE' NON INTERVENGONO? |
 |
|
Martedì 12 Marzo 2002
Lotta al cemento, Grumo contro Fratta
GIUSEPPE MAIELLO
Duemila firme per contestare i Piani di insediamento produttivi del
comune di Frattamaggiore, a raccoglierle il Movimento per lo
sviluppo eco-compatibile del territorio, che vede insieme 8
associazioni che vogliono impedire la colata di cemento che
cancellerà il verde al confine con Grumo.
Circa duemila cittadini hanno sottoscritto, nei due gazebo, in
piazza Pio XII e piazza Cirillo, il documento che contesta i pip
frattesi, localizzati in territorio di Frattamaggiore, ma dal
versante grumese della ferrovia. Dieci giorni fa il consiglio
comunale frattese aveva dato l'ok definitivo ai Piani, ormai
diventati esecutivi. Grumo, con l'ex sindaco Sandro Grimaldi, si era
opposta alla localizzazione. Il Consiglio comunale frattese, in fase
di approvazione definitiva dei Piani aveva deciso che
«l'osservazione di Grumo non può essere accolta, relativamente alla
richiesta di accordo di programma, in quanto non era proposta da
Ente Pubblico (nel caso specifico, dal Comune di Grumo Nevano) o da
istituzioni interessate. Si precisa altresì che gli interventi
progettati ricadono interamente sul territorio di Frattamaggiore,
per l'attuazione delle opere, non è richiesta l'azione integrata e
coordinata di altri Comuni, come previsto dall'articolo 34, legge
267/2000».
Amaro il commento dei promotori: «In burocratese ci hanno detto che
se ne fregano dei vicini di casa». Da qui la decisione della
mobilitazione nel nome della vivibilità. Arci, Aulos, Pro Loco,
Associazione Pari opportunità, Azione Cattolica, Cento studi
documentazione, Comunità di vita cristiana, Associazione Peter Pan
hanno dato vita al Movimento che domenica mattina ha lanciato la
sottoscrizione. Le aziende a cui saranno assegnati i lotti, non
avendo altre alternative stradali, dovranno attraversare Grumo, per
raggiungere Napoli, Fratta o l'asse mediano, dicono allarmati i
promotori dell'iniziativa.
«Il Pip sarà realizzato nel territorio adiacente via Dante Alighieri
e riverserà una colata di cemento di quasi un milione di metri cubi,
con manufatti alti venti metri, ad una distanza di 10 metri dal
confine con la nostra città - aggiungono -. L'impatto ambientale
sarà disastroso per Grumo, che subirà tutte le conseguenze negative
in termini di traffico, di cementificazione, di inquinamento
atmosferico ed acustico derivante da tale insediamento».
Qualche mese fa il Comune aveva deciso di conferire incarico ad un
legale, ma lo scioglimento anticipato del consiglio comunale ha
fatto naufragare tutto. Ecco perché le associazioni, riunite nel
Movimento, hanno deciso di concertare iniziative «di lotta alla
cementificazione».
«Questa iniziativa - spiega Fabio Capasso, dell'Arci - oggi assume
una maggiore importanza, perché la nostra città non ha
amministratori e deve comunque far giungere la propria voce alle
autorità competenti».
Il Movimento non risparmia bacchettate ai politici, maggioranza e
opposizione: «presi dalle loro polemiche, e ripicche personali, non
si sono accorti di quanto sta accadendo fuori dall'uscio della
nostra casa». Mercoledì sera il Movimento si riunirà presso la sede
della Pro Loco, in corso Cirillo, per mettere a punto altre
iniziative per impedire la cementificazione dell'area adiacente via
Dante Alighieri che segna il confine con Fratta. |
|
|
|
Da
IL MATTINO del 22/3/2005 |
|
Leggendo questo articolo ci si rende conto di come la nostra città
abbia perso tutte le possibilità per un rilancio del tessile e della
calzatura. Grumo Nevano dovrà accontentarsi soltanto delle briciole
riservate a pochi intimi. Per il resto non è stato creato nessun
progetto degno di un finanziamento da parte della Regione. Questa è la
prova del totale fallimento della politica industriale di Angelo Di
Lorenzo sindaco di questa città dal lontano 1993.
|
Tessile e calzaturiero, ecco 90 milioni dal Pit |
|

GIUSEPPE MAIELLO Grumo Nevano.
Sottoscritto l'accordo di programma per i progetti integrati
territoriali: dei 500 milioni per i sette distretti industriali,
90 vanno al distretto 5 Grumo-Aversa, che interessa 21 comuni a
cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Si aggiunge così un
altro tassello ai progetti destinati a favorire l'insediamento
di nuove attività e alla valorizzazione di quelle esistenti in
questa area a forte vocazione tessile calzaturiera settore in
forte sofferenza per la concorrenza straniera. L'accordo è stato
siglato dal governatore, dai sindaci dei comuni interessati, dai
presidenti delle due province, dai sindacati, dalle associazioni
di categoria, dai rappresentanti della Camera di Commercio. La
firma all'accordo di programma si avvia a mettere fine a un iter
cominciato 5 anni fa. Quando l'area a Nord di Napoli, 9 comuni,
intuisce che il patto territoriale Zen è destinato ad abortire,
prima di vedere la luce, e investono sui Pit, due binari
paralleli che vanno nella stessa direzione. Anche se
l'esperienza del patto Zen viene mutuata nei progetti in
cantiere destinati a creare infrastrutture in una area, quella a
cavallo delle due province, fortemente disagiata. Alla fine del
2001 viene costituito il comitato del quale fanno parte
rappresentanti delle due province, sindaci, sindacati e Unione
industriali. Deve trascorrere un altro anno perché venga
pubblicato l'avviso per la manifestazione d'interesse da parte
degli imprenditori intenzionati a presentare loro progetti,
purchè concretizzabili, secondo le linee definite dal Por
regionale. Nel gennaio del 2003 arriva il parere positivo al
tavolo di concertazione chiamato ad esprimersi sui progetti
presentati. Il definitivo semaforo verde della Regione arriva
però con l'ok del nucleo di valutazione. Poi tutto è in discesa,
infatti l'altro giorno è arrivato anche la sigla all'accordo di
programma. In attesa della quale alcuni comuni hanno cominciato
ad attrezzarsi seguendo l'idea forza del Pit che è la «qualità
del territorio e servizi a misura d'impresa» nel settore tessile
e calzaturiero. Per facilitare l'accesso alle aree interessate
dagli investimenti infatti è stata già progettata una
circumvallazione esterna che da Sant'Arpino, coinvolgendo
anche Grumo Nevano, collegherà all'asse di supporto per Nola.
Tra i progetti più interessanti da segnalare la realizzazione di
infrastrutture nelle aree Pip di Frattamaggiore e di
Orta di Atella; un casale della moda con un centro di
servizi specializzato nella storica struttura di Teverolaccio;
un centro polifunzionale nell'ex deposito del Ctp ad Aversa.
Ancora riqualificazione del territorio dei centri storici, con
una forte riduzione del degrado ambientale e territoriale;
ricorso a fonti energetiche rinnovabile per una certa autonomia
di energia elettrica; formazione del personale interessato al
Pit; strumenti di marketing; incentivi ai privati per spingerli
alla cooperazione attraverso i contratti di investimento. Le
aziende ottengono dalla Regione la metà delle somme occorrenti
per infrastrutture da realizzare nel territorio del distretto.
C'è da
rilevare che degli otto dei comuni dell'area napoletana solo
Frattamaggiore è presente con un progetto nell'area Pip, per un investimento di 15 milioni di euro.
Grumo Nevano vede invece solo una propria
associazione, «Imprenditori Grumesi» affidatari di alcuni dei
progetti.
Ora più che mai però non bisogna più perdere tempo, la Cina
rischia di farci definitivamente le scarpe, la concorrenza
orientale rischia di dissuadere gli imprenditori a investire in
questa ennesima scommessa, da non perdere prima di giocarla. |
|
|
|
|
|
|
da Napoli Metropoli del 15 febbraio 2005 |
|
PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI:SCOPPIA LA
POLEMICA CON GRUMO NEVANO |
|
L’AFFONDO DELLA CLASSE POLITICA FRATTESE “GIU’ LA
MANI DAL PIP”
di Francesco Parisi
l PIP e' diventato un vero e proprio punto di rottura tra i Comuni
di Frattamaggiore e Grumo Nevano. Infatti, il progetto
industriale frattese e' esteso fino al confine con il paese
limitrofo, nell'area compresa tra via Crispi e via Dante
Alighieri, a ridosso dello svincolo dell'asse mediano. Quindi
per raggiungere la zona riservata alle attivita' produttive sara'
inevitabilmente necessario attraversare il territorio grumese. Ma la
mancanza delle infrastrutture necessarie per sostenere l'impatto
ambientale che il PIP produrra' su Grumo Nevano ha sollevato un
vespaio di polemiche tra le minoranze consiliari del civico consesso
di questa citta'.
In realta' pero'
proprio il sindaco di Grumo, Angelo Di Lorenzo, ha svolto un ruolo
di primo piano nella realizzione dei progetti per gli insediamenti
produttivi.
E cio' ha urtato non poco la suscettibilita' della classe politica
frattese.
A Frattamaggiore, l'approvazione della delibera sul Piano Regolatore
che individua i suoli destinati alle attivita' artigianali per le
aziende locali, non limitatamente all' industria tessile e
calzaturiera, risale al 1999. E' datata 21 dicembre 2001,
invece, l'approvazione del PIP da parte dell'amministrazione
comunale frattese, all'epoca capeggiata dal sindaco Enzo Del
Prete, che metteva in esecuzione il progetto sulla base di 35
lotti di terreno e un'area di servizio (una sorta di centro
direzionale con bouvette, uffici vari, ecc.). Successivamente,
Del Prete sottoscrisse un protocollo d'intesa tra il Comune e il
distretto industriale di Grumo Nevano - Aversa. Ma, nel frattempo,
la commissione straordinaria che reggeva le sorti del Municipio
grumese presento' una serie di ricorsi al Presidente della
Repubblica e al TAR Campania per chiedere l'annullamento della
deliberazione del consiglio comunale di Frattamaggiore contenente
l'approvazione del PIP nel Piano Regolatore Generale. Infatti,
Calogero Cortimiglia, l'allora commissario prefettizio al Comune
di Grumo Nevano,
ritenne la delibera
illegittima, perche' non prevede nessuna zona agricola e destina ad
interventi edilizi tutte le aree di interesse agricolo, e invasiva,
perche' colloca il PIP a ridosso del paese limitrofo (Grumo Nevano).
Iniziative giudiziarie che non hanno avuto alcun seguito. Anzi,
l'Ente locale frattese ha beneficiato anche dei fondi erogati dalla
Regione Campania per la realizzazione delle opere primarie (strade,
fogne, servizi idrici), circa 5 milioni di euro. Da allora, il
sindaco di Grumo Nevano, Angelo Di Lorenzo, nonostante non
ricopra piu' la carica di consigliere provinciale, ha avuto una
serie di incontri con la commissione straordinaria che governa
Frattamaggiore dopo lo scioglimento anticipato del consiglio
comunale per collusioni col malaffare per discutere sulla
redazione del PIP,
richiedendo un
terzo dei suoli complessivi con un finanziamento del 50 per cento a
fondo perduto da parte della Regione Campania.
Secondo un nutrito gruppo di politici frattesi
''nei progetti del
capo dell'esecutivo di Grumo Nevano e del consorzio da lui stesso
costituito precedentemente c'e' la valorizzazione delle attivita'
gia' esistenti nel suo paese, ovvero quelle tessili e calzaturiere''.
Una proposta che contravviene a quanto stabilito nel Piano
originario per gli insediamenti produttivi, il quale non da' alcuna
priorita' ad aziende operanti in questo specifico comparto. Una
proposta, quella di Di Lorenzo, che ha suscitato le ire della classe
politica frattese, pronta a scendere in campo per difendere il PIP
dalle mire di imprenditori non locali.
''E' arrivato il
momento di dire basta alle pretese dei Comuni limitrofi sulle
risorse del nostro paese -
afferma
Pasquale Di Gennaro, ex sindaco
- Frattamaggiore non e' piu' un territorio da razziare. Non vogliamo
piu' cadere vittima di scippi gia' perpetrati dai paesi confinanti
con l'ospedale “ San Giovanni di Dio” e con il Liceo F. Durante. E’
necessario difendere i PIP con tutte la nostre forze. Non siamo
l’erba moscia di nessuno”.
Una dura presa di posizione che rafforza i sospetti sulle mira
dell’amministrazione comunale di Grumo Nevano in merito
all’attuazione del progetto industriale.
“ I colleghi di Grumo Nevano hanno difeso a spada tratta il loro
paese quando si parlava degli insediamenti produttivi come un
attentato al proprio territorio –
commenta Michele
Granata, ex presidente del consiglio comunale – Ma ora che il
Piano entra nella fase più calda sono in prima fila per appropriarsi
delle opportunità di sviluppo industriale. E’ ingiustificabile il
loro tentativo di raccogliere i frutti del laborioso lavoro svolto
dagli altri. E noi ci batteremo per evitare questa ingiustizia”.
Il Comune di Frattamaggiore, intanto, ha diramato un avviso pubblico
per la localizzazione delle attività imprenditoriali nelle aree PIP.
E la commissione prefettizia che regge le sorti dell’Ente locale,
nell’incontro con le forze politiche, tenutosi lo scorso 11 febbraio
ha chiesto loro una fattiva collaborazione per spronare gli
imprenditori indigeni ad aderire con entusiasmo al progetto,
approfittando anche dei cospicui finanziamenti regionali. Una
sollecitazione che di certo verrà ampiamente recepita dalla classe
politica, soprattutto alla luce delle grandi manifestazioni di
interesse mostrate dagli altri Comuni del distretto industriale di
Aversa-Grumo Nevano. |
|
CENTRO COMMERCIALE ARZANESE |
|
DOPO FRATTAMAGGIORE ANCHE ARZANO VIENE AD OCCUPARE NOSTRI TERRITORI. |
|
|
|
Con delibera di Giunta Comunale n.
36 del 04.02.2005 è stato approvato il progetto definitivo
per la realizzazione della viabilità di collegamento dell’area
attrezzata e della zona ASI del Comune di Arzano allo svincolo
dell’Asse Mediano.
Il progetto riguardo un tratto di
via Cupa San Domenico in territorio grumese.
Il Comune di Arzano che ha
già un proprio allacciamento all’Asse Mediano dalla zona
industriale parallela a via Rettifilo al Bravo, chiede un
pezzo del nostro territorio a margine di altri insediamenti (di tipo
commerciale) che stanno per occupare un altro polmone verde di Grumo
Nevano a ridosso di via Galilei.
QUINDI, DOPO FRATTAMAGGIORE, ANCHE
ARZANO VIENE AD OCCUPARE NOSTRE AREE.
Sta per ripetersi la stessa
situazione degli insediamenti PIP a ridosso di via Dante.
In questo caso oltre all’impatto ambientale sicuramente negativo, ci
sarà un altrettanto impatto negativo ancora più drammatico:
poiché trattasi di centro commerciale, sarà decretata la fine del
commercio al dettaglio dei residenti a Grumo Nevano.
Anche in questo caso pare che
l’amministrazione faccia orecchie da mercante e subisce
“passivamente”.
Quali interessi
ci sono in questo progetto?
|
|
|
|
AREA INDUSTRIALE E VARIANTE AL PRG |
|
LA PROPOSTA DEL
CONSIGLIERE BRISETTI E’ VALSA QUANTO IL “DUE DI BRISCOLA”.
CALPESTATI TUTTI I VALORI DI ETICA POLITICA E DI AFFIDABILITA’.
9 febbraio 2005, su richiesta dei
gruppi di minoranza Forza Italia, Casa delle Libertà, Cattolici
per il Dialogo, Ind. Luigi Borzacchiello, viene convocato il
Consiglio Comunale per discutere delle problematiche relative
all’insediamento industriale nei pressi di via Dante.
Dopo cinque ore di acceso
dibattito la maggioranza dei consiglieri rimasti, bocciò la proposta
della minoranza. Riportiamo il testo completo dalla delibera n.4
dello stesso giorno:
“Il consigliere Bilancio propone
al Consiglio comunale di votare un documento comune da sottoporre al
Comune di Frattamaggiore in merito all’impatto ambientale del
piano…..verificare la possibilità che l’area riservata ai servizi
venga realizzata in prossimità del territorio grumese, che sia
ridotta l’altezza degli opifici, che sia aumentata la zona
cuscinetto…di coinvolgere nella scelta delle imprese anche la città
di Grumo Nevano per capire che tipo di imprese saranno localizzate.
Interviene il consigliere Brisetti
proponendo, in alternativa alla proposta Bilancio, di rinviare la
discussione ad una riunione dei capigruppo consiliari al fine che in
tale riunione si possa approfondire la problematica e concordare un
piano di intervento…..
Il consigliere Brisetti completa
la sua proposta, proponendo che la riunione dei capigruppo provveda
a stilare un documento e a portarlo in Consiglio per discuterlo e
poi andare presso il Comune di Frattamaggiore per discutere le
istanze del Comune di Grumo Nevano”.
Queste le testuali parole del
consigliere Brisetti:
“io propongo invece la riunione
dei capigruppo nella quale poter andare a discutere di tutte quelle
che possono essere le problematiche inerenti al caso, di stilare un
documento, di portarlo in Consiglio, di votarlo in Consiglio, di
discuterlo in Consiglio e poi di andare presso il Comune di
riferimento”.
Si passa al voto, viene bocciata
la proposta del consigliere Bilancio ma passa quella del
consigliere Brisetti.
Dopo il voto inizia la fuga
organizzata e forzata dei consiglieri comunali che appoggiano Di
Lorenzo per far mancare il numero legale e per non discutere
della variante al PRG uscita Asse Mediano per la quale i
consiglieri di minoranza si apprestavano ad esporre. Alle 23,10 il
consiglio viene sciolto.
Ebbene dopo circa
un mese, non solo non è mai stata convocata nessuna conferenza dei
capigruppo, ma addirittura è stato convocato per venerdì 11 marzo il
consiglio comunale con all’ordine del giorno proprio la variante al
PRG.
Come già anticipato in altro
articolo, si sono confermati i nostri timori: la proposta di
Brisetti era soltanto un modo per terminare la discussione, per
prendere tempo e nella sostanza è valsa quanto il “due di
briscola”.
Con questo comportamento che
calpesta tutti i valori di etica politica e di affidabilità,
ancora una volta la maggioranza ha perso la possibilità di aprirsi
al dialogo.
Purtroppo ognuno
di questi individui ha qualcosa da difendere e il sindaco, con
grande abilità, riesce a indirizzarli per quello che gli conviene.
Nell’attuale
contesto locale di totale confusione e scadimento della politica,
“comanda” un gruppo di maggioranza dove c’è chi difende con i denti
i tre milioni al mese nel consorzio cimiteriale, chi si appresta ad
insediarsi nel PIP di Frattamaggiore, chi ha avuto la strada
asfaltata, chi difende i due milioni e mezzo dello stipendio di
assessore, chi difende le settecentomilalire nel nucleo di
valutazione, chi pur di primeggiare passa da destra a sinistra con
una disinvoltura senza precedenti.
Quindi non c’è da
meravigliarsi se ognuno di questi signori possa la mattina non
ricordarsi più quello espresso la sera precedente.
Cosa ne pensi carissimo amico
Brisetti? |
|
In vista del Consiglio Comunale
di stasera ripubblichiamo la relazione
dettagliata del Presidente di Alleanza Nazionale di Grumo Nevano in
merito alla questione PIP e crisi imprenditoriale locale.
|
|
Per chi volesse i dettagli cartacei ho raccolto gli atti e gli
articoli dei quotidiani dell’epoca. |
|
MORTE
DELL'IMPRENDITORIA LOCALE: UNICO IMPUTATO ANGELO DI LORENZO |
|
di Giuseppe Landolfo
Per cercare di
capire come e perché, oggi ci ritroviamo addosso una inutile colata di
cemento che servira’ soltanto a pochi intimi, in una situazione
drammatica sotto tutti gli aspetti che interessa quella esigua forza
produttiva locale che riesce ancora a tenersi a galla tra mille
difficoltà, bisogna fare alcuni passi indietro e leggere alcuni
passaggi fondamentali che hanno determinato la scomparsa dell’unica
fonte di reddito locale: l’artigianato tessile-calzaturiero.
La triste
storia
è iniziata nel 1996, (la chiamo triste perché visto l’epilogo,
non può essere definita altrimenti), con la prima vera protesta di un
certo rilievo organizzata dagli imprenditori grumesi che scesero in
piazza contro la totale immobilità dell’allora sindaco Angelo Di
Lorenzo.
Gli
imprenditori, da anni lamentavano la mancanza assoluta di progetti
mirati a sollevare le sorti delle loro attività produttive, in primo
luogo questa sognata area da destinare alle strutture primarie. Oltre
all’assoluto immobilismo, al sindaco gli contestavano una intervista
su Repubblica del 26 gennaio 1996, nella quale il primo cittadino non
fu tanto gentile verso la categoria. Una sua affermazione poco
brillante riferita ai figli degli imprenditori scatenò l’ira degli
artigiani grumesi.
Mentre ci fu
questo primo grande movimento di massa, per iniziativa del governo di
sinistra dell’epoca, furono introdotti i PATTI TERRITORIALI,
strumenti di concertazione tra vari tipologie di soggetti: Ente
pubblico, imprenditori e sindacati. Insieme avrebbero dovuto
realizzare dei progetti intercomunali per creare strutture e dare
impulso alla produzione locale.
Nel nostro caso
il tessile-calzaturiero per quanto riguardava una parte dei comuni a
nord di Napoli. Il Patto più famoso al quale Grumo Nevano ne rimase
fuori era denominato PATTO ZEN.
Ne rimase fuori
grazie alla totale indifferenza dell’attuale sindaco che, nei
vari convegni al quale partecipava, sosteneva sempre le proprie
perplessità alla partecipazione del Patto addossando spesso e
volentieri, le colpe agli imprenditori grumesi poco sensibili a queste
forme di investimento.
Una tattica
studiata a tavolino per rompere con le altre realtà
limitrofe e dirigersi verso obiettivi già pianificati. Più
avanti i fatti confermeranno quanto sto dicendo.
Mentre
Frattamaggiore, Arzano e Casoria riuscivano a realizzare qualcosa di
concreto, parallelamente ai PATTI TERRITORIALI, nascevano per opera
della Regione Campania, i PIP (Piani di insediamenti
produttivi) di cui oggi tanto si parla, che prevedevano, a
differenza dei PATTI TERRITORIALI, un meccanismo di realizzazione
diverso. Infatti i PIP sono dei piani che possono essere realizzati
anche attraverso soltanto la partecipazione di consorzi di aziende con
la collaborazione dell’Ente locale che individua l’area dove
realizzare l’insediamento.
A seguito di
ciò, la Regione Campania, ha monitorato le varie aree territoriali
omogenee per produzione locale (abbigliamento e calzature), stabilendo
i cosiddetti DISTRETTI INDUSTRIALI di cui Grumo Nevano
né è tutt’ora capofila.
L’attuale
sindaco, ha sempre dimostrato di preferire questa strada, meno
burocratizzata tant’è che mentre si facevano saltare volutamente i
contatti con i soggetti dei Patti Territoriali, a Grumo Nevano, sotto
la regia di un carissimo collaboratore del sindaco, nasceva un
primo CONSORZIO (cooperativa imprenditori grumesi)
per pochi intimi che avrebbe dovuto insediarsi su un’area nelle
vicinanze dell’asse Mediano intervenendo sul Piano Regolatore: un’area
che doveva essere acquisita dal consorzio e gestita per le attività
produttive con tutte le varie professionalità collegate, dalle
consulenze ai consigli di amministrazione, ciò che adesso si vorrebbe
realizzare in quella zona con la nuova legge regionale 16/04.
Nel frattempo,
arriviamo nel 1998, sindaco ancora Di Lorenzo. L’uscita dai
PATTI TERRITORIALI, creò un danno enorme per le aziende locali,
infatti, la legge 449 prevedeva che i comuni aderenti ai Patti,
i soggetti imprenditoriali, potevano usufruire di un credito
d’imposta IRPEG-ILOR-IVA per un massimo di 60.000.000 all’anno per
ogni dipendente assunto. Grumo, per le inadempienze del
sindaco, non faceva parte di nessun Patto e perse questa possibilità
economica. Un duro colpo per le piccole aziende locali, mentre quelle
dislocate tra Frattamaggiore Casoria e Arzano usufruirono dello sconto
fiscale.
Il 29 Ottobre
del 1998, il sindaco convoca un convegno nell’auditorium della
scuola di Via Quintavalle ed esorta le aziende a partecipare ai PIP
pur sapendo che ormai il consorzio era già stato realizzato e
pianificato da tempo. Tenta di recuperare l’elettorato di quegli
imprenditori che ormai erano emigrati quasi tutti in città vicine
costretti anche dall’entrata in vigore delle Legge 626 sulla
sicurezza che imponeva delle strutture realizzate a normativa
europea. Altra batosta per i piccoli artigiani.
A fine 1998,
il comitato tecnico regionale approva il Piano Regolatore, ma,
stranamente stralcia una grossa fetta dell’Area Industriale e la
riconverte in zona agricola, quella vicino all’Asse Mediano.
A questo punto
una beffa per chi, aderendo al consorzio, aveva già pronta la
valigia per insediarsi .
Quindi persi i
PATTI TERRITORIALI, persa la possibilità di una propria area
industriale, persa la possibilità di un PIP grumese, le aziende
consorziate rimangono al palo.
Nel 1999
Di Lorenzo viene sfiduciato e nella gestione commissariale e di
Grimaldi, sulla questione dell’area industriale non si produce nulla
in attesa di intervenire sul Piano Regolatore.
Nel frattempo la
Regione Campania fa decollare i PIT (Piani di
interventi territoriali) per i Distretti Industria. Una vera
scialuppa di salvataggio per l’attuale sindaco che indirizza il
consorzio Cooperativa Imprenditori Grumesi formato da
solo 21 aziende, come soggetto imprenditoriale al progetto di
Frattamaggiore-Arzano unici centri che sono stati capaci di
realizzare validi proposte che la Regione ha finanziato con 49
milioni di euro.
Un insediamento
produttivo anomalo con un alto tasso di inquinamento ambientale su un
area di Frattamaggiore a ridosso di Via Dante, in pieno centro
residenziale, sul quale Di Lorenzo per ovvie ragioni interessate e
legate al consorzio, non muove un dito in Consiglio Provinciale
per cercare di frenare la colata di cemento, pur facendo parte della
maggioranza di centro sinistra. Doveva assolutamente rispettare gli
impegni politici assunti con quei pochi imprenditori che avevano
aderito al consorzio. Ad avvalorare quanto sto dicendo, è l’incarico
di consulenza conferito ad uno dei tecnici progettisti dell’area
frattese, già funzionario dell’UTC del Comune di Frattamaggiore,
presso il nostro Ufficio Tecnico per poter gestire al meglio le fasi
dell’insediamento.
Tra l’altro,
c’era anche un protocollo d’intesa con la Provincia, con il quale la
scuola di Via Dante veniva tolta agli alunni grumesi per una scuola
professionale. Ancora non si riesce a capire a cosa e a chi avrebbe
dovuto insegnare questa scuola di formazione per calzaturieri, in un
periodo e in un luogo nel quale la produzione è praticamente
scomparsa. Questo c’è lo dovrebbe spiegare il sindaco. Ma
fortunatamente per noi, poche settimane fa il sindaco fa un
ulteriore passo indietro e cancella anche la scuola di
formazione comunicando alla Provincia la disposizione a far diventare
la struttura una scuola pubblica. Un dietro front dopo la grande
sconfitta ottenuta nella ripartizione dei lotti in via Dante.
Il sindaco si
aspettava molto di più, ma a Frattamaggiore gli hanno concesso quasi
nulla, solo nove lotti. Quindi altro fallimento pianificato.
Qualcuno
potrebbe obiettare dicendo che prima si chiedono le infrastrutture e
poi si contestano per il loro impatto ambientale. E’ vero non si può
avere la botte piena e la moglie ubriaca, questo lo sanno tutti, ma
almeno si abbia l’onestà politica di dire che questo che sta per
sorgere non è un vero insediamento produttivo, perché, visto le
premesse, sarà sicuramente un’altra cattedrale nel deserto che
servirà soltanto gli interessi di pochi eletti e l’impatto ambientale
negativo, cancellerà ulteriormente la nostra memoria storica di uno
dei pochi territori di produzione agricola rimasti.
Un serio
insediamento industriale, va fatto su aree molto più vaste, lontano
dal centro abitato e con tutti i servizi e i collegamenti viari
annessi. I posti di lavoro, se è quello l’obiettivo, si creano
salvaguardando il bene di tutti.
Ma credo che a
questo sindaco importi ben poco, ormai ha raggiunto un suo primo
obiettivo anche se ridotto, il secondo è rimandato
all’approvazione della variante al Piano Regolatore, visto anche il
favore ricevuto dalla giunta Bassolino con l’approvazione della legge
regionale 16/2004 che prevede l’approvazione dei Piani Attuativi
soltanto con una delibera di giunta comunale. Pensate un po’,
bastano 7 persone sedute ad un tavolo per poter determinare la
pianificazione urbanistica di una città. Il Consiglio Comunale non
conterà nulla. Un’altra perla della politica del centrosinistra
campano.
Ultima chicca in
ordine cronologico a Novembre del 2003.
La legge che
regola i PIT prevede anche la forma di finanziamento denominata
PROJECT FINANCING. Uno strumento ormai adottato da
parecchi Enti locali per cercare di realizzare progetti attraverso
capitale misto pubblico-privato. Entro il 30 Ottobre di ogni
anno i progetti devono essere approvati in consiglio comunale,
altrimenti si perde tutto e, a partire dal 30 Giugno dell’anno
successivo, si ricomincia con nuove proposte per approvarle entro
120 giorni.
Ebbene, gli unici due progetti presentati che
riguardavano Cimitero privato e strutture in area industriale, sono
state bocciate dalla commissione. Altro fallimento pianificato.
Si parla tanto
di aree artigianali e industriali e si dimentica la cosa più
importante: Grumo Nevano sotto gli aspetti commerciali e produttivi, è
già da parecchio tempo esclusa dalle agende di tutti gli operatori del
settore tessile e calzaturiero nazionale.
| | |