|
INTRODUZIONE
a cura di Giuseppe Landolfo
Ci sono dei momenti in cui la cronaca
dei fatti politici può essere accantonata per far posto a dei racconti
o interviste ricche di messaggi sociali e culturali.
L’occasione ci è data dalla gentile
collaborazione del Prof. Alfonso D’Errico, il quale dall’alto
della sua maestria e spinto dall’amore verso i cittadini di Grumo
Nevano, ha voluto ricordare alcuni momenti storici risalenti alla Repubblica
Partenopea del 1799 ed in particolar modo, alla grandezza di Domenico
Cirillo. In questa lunga intervista, il Prof. D’Errico ci
regala una sintesi di alcuni fatti accaduti in quel periodo,
sottolineando tra le altre cose, la propria amarezza verso i
governanti di questa città, i quali non hanno fatto nulla per
ricordare nel migliore dei modi, il genio del figlio più illustre di
Grumo Nevano. Abbiamo scoperto con grande
soddisfazione, che il Prof. D’Errico, metterà a disposizione di tutti
i cittadini grumesi, un libro nel quale verranno fatte delle rivelazioni
inedite, in netto contrasto con il pensiero di Benedetto Croce
nei confronti di Domenico Cirillo.
Lo Schiaffo e Alleanza Nazionale,
si impegneranno in questo progetto in quanto riteniamo che amministrare,
governare gruppi di organinismi umani viventi, non significa soltanto
concentrare il servizio ecologico in grosse e rombanti macchine
scopanti, particolrmente in periodo preelettorale o allargare una
strada: significa anche sollecitare e incrementarne la formazione e l’educazione
socio-culturale; nel caso di Grumo Nevano, partendo, ad esempio, da un viaggio dentro l’animo umano, con la guida di Domenico
Cirillo, così palpitante e attuale nei suoi Discorsi Accademici.
La ricorrenza del bicentenario della Rivoluzione Napoletana del 1799,
poteva essere per gli amministratori un’occasione aurea e
irrepetibile, per compiere un così alto dovere morale e civico.
Cercheremo di riparare noi , insieme alla collaborazione del Prof. D’Errico,
già autore di libri su Domenico Cirillo.
Il 29 Ottobre 1999, ricorre il
bicentenario della morte di Domenico Cirillo: Prof. D’Errico, può
raccontarci in sintesi alcuni episodi salienti ?
Come riflesso immediato della
Rivoluzione partenopea del 1799, in varie province del Nord di Napoli
avvennero rivolte sia antirepubblicane e antifrancesi, sia contro la
monarchia: così ad Aversa, Melito, S.Antimo, Cesa, S.Arpino, Casoria,
Afragola, Grumo Nevano. A Ponterotto ci fu una sanguinosa battaglia.
Molti piansero i loro morti nelle rivolte. A Grumo ci fu una rivolta
antirepubblicana alla fine di marzo del 1799: e il giorno 28 marzo
furono fucilati da soldati francesi, che avevano la loro postazione ad
Aversa, i seguenti cittadini:
- Maiello Francesco, di Grumo, figlio di Tammaro,
marito di Maria Antonia Chiacchio, di anni 47;
- Maiello Pasquale di Tammaro, marito di Maria Cesaro,
di anni 37;
- Maiello Filippo di Francesco e di Maria Antonia
Chiacchio, di circa 18 anni;
- Chiacchio Giuseppe di Antonio e di Emanuela
Maruccella, marito di Caterina Landolfo, di circa 34 anni;
- Esposito Nicola Francesco, di circa 40 anni;
- Cristiano Tammaro, celibe, figlio di Domenico e di
Maria Anna Oliva, di circa 20 anni;
- Tommaso Cristiano.
Furono quasi tutti fucilati, il 28
marzo 1799, dinanzi alla porta centrale del Palazzo del Principe di
Montemiletto, presso le Carceri, da soldati francesi, di stanza ad
Aversa. Tutti furono muniti dei conforti religiosi; Esposito Nicola e
Cristiano Tammaro furono seppelliti nella Terra Santa della Chiesa di S.
Giovanni Battista a Savignano. Gli altri furono seppelliti nella Terra
Santa della Chiesa di S. Tammaro, a Grumo. Nicola Esposito e Tammaro
Cristiano furono fucilati ad Aversa, nel posto che il popolo chiamava
"lu mercatiello".
Tutte le notizie si trovano scritte,
in latino, nel libro dei morti custodito nella parrocchia di S.Tammaro.
Per tutti i giustiziati si legge nel libro la parola latina gratis, che,
nell’uso popolare del latino nel Settecento, aveva il significato di
"senz’aver commesso alcun reato", "senz’averlo
meritato".
A Nevano furono dichiarati rei di
Stato e condannati al patibolo Giuseppe Storace, figlio di Vito e
Michelangelo Novi e fratelli.
Prof. D’Errico, in che modo avvenne
la morte di Domenico Cirillo ?
Quando sulla città di Napoli spirò
il soffio della tempesta di nuovi eventi storici, nella decapitazione
della classe degli intellettuali, toccò a Domenico Cirillo: il 26
ottobre fu dichiarato reo di Stato, il 29 seguì l’esecuzione, in
Piazza del Carmine a Napoli. Nella Pandette del 1799, consevata in uno
stipo della chiesa dei Bianchi, si leggono queste parole: "Don
Domenico Cirillo andava appresso a don Mario Pagano, con berrettino
bianco in testa e giamberga lunga di color turchino, e stentò molto a
morire. Andiede alla morte con intrepidezza e presenza di spirito".
In seguito alla condanna, Cirillo fu
rinchiuso nella stiva della nave da guerra S. Sabastian, fu poi
trasferito nella fossa del coccodrillo di Castelnuovo, e poi in una
tetra cella del Maschio Angioino, dove fu preso all’alba del 29
ottobre, e condotto al patibolo.
Dove fu sepolto ?
Il corpo fu gettato in una fossa
comune della Chiesa del Carmine. Le ossa dei grumesi fucilati il 28
marzo si trovano all’ombra sacra della Chiesa di S. Tammaro; le ossa
del grande scienziato, medico celeberrimo e homo humanus, sono ora miste
a quelle di coloro che lasciarono sul patibolo delitti, colpe e
nefandezze. Un dotto sacerdote grumese, don Pietro
Centofanti, autore di un saggio storico sulla vita di S. Tammaro, era
solito celebrare, ogni 28 marzo, una santa messa in suffragio di quei
grumesi fucilati, e quest’anno il sacro gesto è stato ripetuto dal
parroco, prof. Alfonso D’Errico, il quale ha programmato per quest’anno,
1999, per la ricorrenza del bicentenario, varie cerimonie commemorative.
Prof. D’Errico, ci illustri in che
modo lei vuol ricordare la figura di Domenico Cirillo ?
In un libro su Domenico Cirillo, già
in fase conclusiva, si troveranno diffuse notizie e riflessioni sull’argomento.
Il libro, sarà pubblicato da un gruppo di cittadini di Grumo Nevano,
con l’intento di glorificare Grumo Nevano nell’immagine gloriosa del
suo figlio più grande.
Il libro vuole essere un omaggio a
Grumo Nevano, e come prima pietra per la realizzazione di una città
futura, splendida nella libertà vera, nella tranquillità degli animi,
una città nuova in cui domini il soffio dello Spirito nell’amore
fraterno, in cui cattiverie, offese, oltraggi, persecuzioni e
repressioni restino un ricordonefasto. Il libro sarà dedicato a tutti
quei cittadini nel cui animo vibri il sogno di una città futura, in
spirito decisamente risorgimentale. Una città futura in cui amore e
rispetto reciproci tra governanti e cittadini siano le coordinate
fondamentali per la ripetizione della leggendaria opera in cui, a Grumo
Nevano, Tammaro Spena, sindaco illuminato, operò nel programma di aiuto
a protezione per i bisognosi, di stimolo e incoraggiamento per gli
intellettuali, a cantare le glorie di Grumo Nevano e dei suoi uomini
illustri, specie di Domenico Ciriloo, un astro fulgido che ha dato luce
a calore a tutta l’umanità.
Se oggi, a Grumo Nevano, i ragazzi
delle scuole elementari e medie, seguendo le indicazioni dei loro
insegnanti, fanno approssimate ricerche sulla storia di Grumo Nevano e
su Domenico Cirillo, usando fruttuosamente il noto libro di Emilio
Rasulo, non si deve dimenticare che Rasulo fu stimolato e incoraggiato a
scrivere da Tammaro Spena, che amava Grumo Nevano e i suoi cittadini,
venerava Domenico Cirillo.
Prof. D’Errico ci racconti qualche
episodio che riguarda Tammaro Spena
Fu Tammaro Spena a volere la
realizzazione della statua di Domenico Cirillo, e a provvedere, in un
periodo di burrasca a Grumo, a farla posizionare sul piedistallo,
durante una notte, all’insaputa di tutti, regalando ai suoi
concittadini un risveglio fantastico e giornate di autentico delirio.
Queste cose sono testimoniate dal prof. V. Diamare, un illustre medico
grumese, che in quei giorni trionfali, giovanissimo, abitava in Grumo.
La notizia fu dal prof. Diamare riferita il 12 Novembre 1922 nel
discorso ufficiale da lui tenuto per la solenne inaugurazione degli
Studi nell’Aula Magna della R. Università di Siena: discorso poi
stampato nel 1923 a Siena: la copia in mio possesso proviene dalla
biblioteca personale del dott. Tammaro Spena, il sindaco famoso che
stimò moltissimo V. Diamare, come, del resto, tutti gli intellettuali
inclini ad accogliere l’invito di L.A.Muratori: "Antignam
exquirite matrem".
Ritorniamo al libro su D. Cirillo:
quale sarà il messaggio rivolto ai cittadini grumesi attraverso i suoi
scritti ?
In questa ricerca di antiche memorie
su Domenico Cirillo, sono stati trovati, tra l’altro, racconti
favolosi, vivi ancora negli anni trenta, su D. Cirillo, ora mago, ora
santo, ora guaritore prodigioso, ricette fitoterapiche create da lui,
quali piante venivano usate e in quali giardini venivano coltivate. Di
tutto ciò sarà detto nel libro, di cui sopra. I futuri cittadini di
Grumo Nevano dovranno conoscere tante pagine fantastiche e prestigiose
della storia di Grumo Nevano.
Su tutti essi ci auguriamo che domini
il soffio dello Spirito,nell’amore fraterno, e che cattiverie, offese,
oltraggi, oppressioni, prepotenze e persecuzioni restino un ricordo di
nefasta amarezza.
A tutti i cittadini che vivono questo
desiderio di luminoso rinnovamento e risorgimento, è dedicato questo
libro, cittadini presenti e futuri, i quali non dovrannoignorare le
glorie passate della loro città, nella lucida coscienza che la città
sono essi stessi. Essi dovranno sapere che c’è stato un periodo nella
storia di Grumo Nevano, in cui si sono ripetute le coordinate sulle
quali si sviluppò l’immagine di Virgilio, nel Medioevo, mago e
operatore di prodigi: per Cirillo si è ripetuto un fenomeno del genere;
ancora negli anni trenta, spesso in alcuni ambienti del popolo,
circolava il racconto che spesso, a mezzanotte, si vedeva una carrozza,
tirata da cavalli bianchi, che portava in giro per le strade di Grumo
Nevano il grande scienziato e medico celeberrimo si fermava davanti a
quei giardini in cui si continuavano a coltivare le piante nelle quali
Domenico Cirillo aveva individuata la naturale forza per difendere la
vita.
Il popolo spiegava le soste come segno
di protezione e di benedizione.
In che modo si continuava la
coltivazione di queste erbe ?
Ci furono alcuni grumesi
appassionatamente interessati alla raccolta, alla lavorazione e alla
conservazione di varie erbe "cirilliane", erbe che però essi
non commerciavano ma offrivano particolarmente a quei medici che ne
facevano richiesta per usarle in determinate terapie. Certe erbe erano
richieste anche da esperti medici venuti a Grumo Nevano, da ogni parte
dell’Italia e anche dall’estero. Il più fornito era il signor
Pagano Giuseppe, comunemente noto col nome Compapeppe: vidi
personalmente, nel 1935, il suo deposito di erbe che curavano.
Prof. D’Errico, vuol raccontarci
qualche episodio in particolare ?
Mi limito a riferire due episodi molto
significativi, di cui ho perfetto ricordo.
Il primo episodio l’ascoltai dal
sacerdote don Gabriele D’Errico, in un giorno di novembre del 1934,
nella sacrestia della chiesa di S. Tammaro, in Grumo Nevano: l’occasione
fu data dallo svolgimento dei funerali di una giovane donna morta di
tisi: io ero presente in sacrestia, come chierichetto. Non ho più
dimenticato le parole di don Gabriele:
" Se non avessero ucciso Domenico
Cirillo, non solo questa signora, ma molti altri malati di tubercolosi
sarebbero guariti ". Aggiunse che la medicina da Cirillo inventata
si trovava ancora cinquanta anni dopo, presso qualche grumese che
conosceva e realizzava le ricette di Cirillo contro la tisi. Citò l’episodio
della venuta di due polacchi recatisi a Grumo Nevano, per reperire
queste medicine per salvare dalla morte il grande musicista francese
Frédéric Chopin, gravemente ammalato di tubercolosi, a Parigi. La
tubercolosi era, al tempo di Cirillo, un vero flagello, e tra medici e
studiosi del tempo ci fu una vivacissima disputa sulla contagiosità o
meno della tubercolosi. Tra gli studiosi eminenti che s’interessarono
del problema ci furono gli scienziati e medici italiani Domenico Cirillo
e D. Cotugno. Il grande musicista polacco morì il 17 ottobre 1849,
cinquanta anni dopo la morte di Domenico Cirillo (29 ottobre 1799).
Il signor Mellone negli anni trenta,
riferiva di aver ascoltato il seguente episodio raccontato dal dotto
sacerdote grumese Pietro Centofanti: un medico oncologo, molto noto per
la sua fama professionale e per l’amore e l’umanità, di Toro nel
Molise, di nome Nicolangelo De Sanctis, per indicazione di Padre Pio da
Pietrelcina, era venuto a S. Giovanni Rotondo per visitare e curare una
ragazza gravemente malata di tumore, ospitata nella casa di Maria Pyle.
Nell’occasione il dottore De Sanctis venne da S. Giovanni Rotondo a
Grumo Nevano per prendere certe erbe particolari dal noto Pagano
Giuseppe. Il Pagano riferì al sacerdote don Gabriele D’Errico di
avergli dato le erbe che curavano i tumori, e aggiungeva che erano
piccole foglie rotonde e di un verde che pareva smaltato. Questo
episodio fu poi raccontato più volte dal prof. Emilio Rasulo, già mio
insegnante, il quale diceva che sul fatto ne sapeva molto il dotto
sacerdote grumese P. Centofanti. Al racconto del primo episodio,
relativo a Frédéric Chopin erano presenti insieme a me alcuni miei
compagni di gioco: Giaccio Catello, poi commerciante, Cirillo Domenico,
poi medico, Di Gennaro Nicola, poi maresciallo dei carabinieri. Il
signor Mellone raccontò più volte insieme ad altri, anche questi due
episodi nel salone di barbiere di R. Pezzella, in Via Roma, a Grumo
Nevano. Personalmente li ascoltai anche dal poeta e intagliatore grumese
Giovanni Ruggiero.
Perchè i futuri cittadini di Grumo
Nevano dovrebbero ignorare queste cose ?
Giusto, prof. D’Errico, siamo
solidali con questa sua affermazione e Lo Schiaffo lo dimostrerà con i
fatti.
I futuri cittadini di Grumo Nevano
dovranno conoscere l’altissima struttura morale e il nobilissimo cuore
d’oro del loro grande concittadino, e sapere che, per Domenico
Cirillo, ogni essere umano ha utesoro nel cuore, e un infinito splendore
nell’anima.
I cittadini di Grumo Nevano non devono
ignorare che non è corretto, anziè un grave errore, considerare
Domenico Cirillo un ateo, come spesso si è scritto e si è detto:
diverse pagine del libro, di cui ho detto, smentiscono questo giudizio.
I cittadini di Grumo Nevano dovranno sapere che Domenico Cirillo gestì
la sua vita di scienziato, di medico e di uomo nell’àncora dell’amore
fraterno e dell’esercizio della carità, e nell’ala dell’amore e
del desiderio della Luce, della Verità e della Vita: àncora ed ala di
potenza divina. Amare e desiderare la Luce, la Verità e la Vita
significa amare e pregare Dio, che appunto è Luce, Verità e Vita. L’ardente
e profondo desiderio che Cirillo ebbe della Verità, della Luce e della
Vita non era altro che un intensa e continua preghiera nell’amore per
la pace dell’anima. Ricordo le parole di Padre Pio da Pietrelcina:
" La pace è un riflesso di Dio, e non si può averla se l’anima
non è in armonia con la Luce, la Verità e la Vita, cioè con Dio....Il
compito dell’uomo è pregare e amare Dio: questa è la felicità dell’uomo
sulla terra". Cirillo usava per i suoi simili il termine
"fratelli", parlava spesso di fratellanza, di carità fraterna
e di beneficenza.
Prof. D’Errico, le rivelazioni più
importanti che troveremo in questo libro , hanno uno scopo in
particolare ?
Scopo fondamentale del libro di
cui si è detto, è il presentare davanti al tribunale della Storia, un
Domenico Cirillo dalla struttura socio-morale nettamente opposta a
quella con cui lo vide e lo descrisse Benedetto Croce, il quale arrivò
a scrivere che il grande scienziatoe medico celeberrimo non può essere
considerato nè un eroe nè un patriota. L’autore del libro, cittadino
di Grumo Nevano, con ampia documentazione e rigorosa dimostrazione
sostiene e dimostra il contrario, proponendo al tribunale della Storia,
per Domenico Cirillo, la definizione di " padre della Patria".
Grazie, prof. D’Errico.
|