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MERCATO DEL MERCOLEDI’, COMMERCIANTI
IN RIVOLTA
Il nuovo comandante
dei vigili dice che bisogna chiudere per le ore tredici e liberare
l’area. Sembra che dietro questa inopportuna decisione ci sia la
forte pressione sul sindaco di un
ex assessore del
posto, oggi assessore di fatto
In precedenza l’avevamo scritto già in altri episodi:
il sindaco e i suoi balilla amministrano la
città per esigenze dei singoli e non per la
comunità, vedi edilizia privata, viabilità, incarichi,
consulenze, arredi urbani ad iniziare dalla
panchina tolta vicino al Bar Oriente per
accontentare il papà di un ex assessore, ai
segnali di sosta vietata di via Dante
eliminati per i voleri di un consigliere comunale del posto e dove
per quella eliminazione accadono spesso
incidenti d'auto.
Adesso ci è andato di mezzo il
Mercato del mercoledì, dove i
commercianti sono sul piede di guerra dopo che il nuovo comandante
dei vigili ha deciso che per le ore tredici
l’area deve essere liberata.
In pratica le bancarelle devono chiudere alle 11,30
visto che ci vuole oltre un’ora per sistemare i bagagli e far pulire
l’area dalla spazzatura rimasta a terra.
Nell’ora di maggiore
afflusso della massaie, si dovrebbe sloggiare.
Al momento sembra che il comandante sia fermo su
questa decisione contestata dai commercianti che vedono penalizzata
la loro attività.
Qualcuno vuole giustificarsi dicendo che c’è una
normativa al riguardo che impone gli orari.
Nulla di vero, la legge è quella
regionale n.1 del 2000 dove in ottemperanza alla Bersani del 1998,
si dà ampia facoltà ai Comuni di regolamentarsi pure sugli orari.
Oltre al regolamento basterebbe anche un’ordinanza del sindaco per
decidere gli orari, quindi tutto dipende dagli attuali
amministratori.
Dietro questa inopportuna decisione pare che ci sia
un ex assessore del
posto che ha “preteso” che il mercato finisse alle tredici per poter
rientrare a casa senza difficoltà. Davvero incredibile che l'orario
del Mercato si decida in funzione delle comodità di un singolo,
anche se ex assessore ma dal 2009 assessore di fatto.
Ancora una scelta
vergognosamente clientelare
fatta per accontentare una sola persona e penalizzare un intero
settore. |